Artrosi d’anca (coxartrosi): cosa fare?

La coxartrosi è un’infiammazione dell’anca causata da una degenerazione della cartilagine articolare che si trova nella congiunzione tra bacino e femore. Con il movimento, sfregando, le parti si deteriorano progressivamente. I sintomi caratteristici sono dolore all’anca, perdita di mobilità e rigidità. Se diagnosticata nelle prime fasi può essere trattata con terapie conservative, in casi più gravi l’unica via possibile è la chirurgia.

Artrosi d’anca (coxartrosi): cosa fare?

Aprile 24, 2022 0
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Un dolore nella zona anteriore della coscia, all’inguine o che all’inizio potrebbe sembrarci un banale strappo muscolare, ma pian piano diventa più inteso e persistente, fino a limitarci nei movimenti. Potremmo essere di fronte all’artrosi d’ancacoxartrosi, un’infiammazione dell’anca causata dalla degenerazione della cartilagine.

Il decorso della patologia può essere molto lento, e potrebbe passare del tempo prima di rendersi conto di esserne affetti. È molto comune, infatti, che i pazienti si rivolgano da uno specialista quando ormai la patologia ha raggiunto fasi avanzate. Per questo motivo, evitare di trascurare i primi sintomi potrebbe essere fondamentale al fine di intervenire quando il decorso della malattia è alle prime fasi, al fine di limitare i potenziali danni e la sua gravità.

In questo articolo troverai delle importanti informazioni sull’artrosi dell’anca, sulle sue cause di insorgenza, i sintomi che la caratterizzano e sui possibili trattamenti che possono essere intrapresi per evitare che comprometta la propria mobilità e autonomia.

Che cos’è la coxartrosi?

La coxartrosi, conosciuta anche come artrosi d’anca o osteoartrosi dell’anca, è un’infiammazione cronica dovuta alla degenerazione della cartilagine articolare.

Per comprenderne meglio l’insorgenza è necessario fare un breve ripasso di anatomia. L’anca, chiamata anche articolazione coxofemorale (da cui “coxartrosi”) è l’articolazione che unisce l’arto inferiore al tronco del nostro corpo, attraverso la congiunzione tra il femore e l’osso iliaco del bacino. Femore e osso iliaco sono tenuti insieme grazie all’incastro tra la testa del femore, di forma sferica, e l’acetabolo, una superficie concava dell’osso iliaco.

Tra loro abbiamo uno strato di cartilagine attorno al quale si trova il liquido sinoviale, con funzione di lubrificante.  È proprio questo che ci permette di muovere le gambe liberamente senza provare dolore da attrito. A tenere salda l’articolazione dell’anca troviamo legamenti, tendini e muscoli che contribuiscono altresì alla sua mobilità.

Talvolta, le articolazioni del nostro corpo, specie quelle di tipo sinoviale, possono subire dei processi infiammatori, causando l’artrite. Tra le forme di artrite rientra l’artrosi: in particolare, l’artrosi è una forma di artrite causata dall’usura delle cartilagini articolari. Quando colpisce l’articolazione coxofemorale si parla di coxartrosi: la cartilagine articolare inizia ad usurarsi e consumarsi. Col passare del tempo, la cartilagine articolare, che ha la funzione di proteggere le porzioni ossee che formano l’anca, si assottiglia sempre più, portando acetabolo e testa del femore a sfregarsi in modo anomalo. Tale sfregamento e la progressiva usura generano un processo infiammatorio.

Le ragioni dell’usura possono essere molteplici e generare dei danni di diversa entità. Si può, per esempio, intervenire in fase iniziale con terapie conservative fino ad arrivare, in casi più gravi, alla necessità dell’intervento chirurgico.

Quali sono le cause della coxartrosi?

I motivi per cui si sviluppa l’artrosi d’anca o coxartrosi possono essere di diversa natura. Talvolta è idiopatica, quindi l’origine della sua insorgenza non è imputabile a ragioni plausibili o cause identificabili. Quando non è idiopatica, la coxartrosi viene classificata come primaria, quando la sua insorgenza è dovuta a motivi genetici, o secondaria, se subentra in seguito ad incidenti o episodi traumatici. Un’ulteriore classificazione riguarda la sede colpita: se la coxartrosi interessa solo una delle due articolazioni dell’anca sarà monolaterale, se invece interessa entrambe bilaterale.

Più che parlare di unica causa scatenante, nel caso della coxartrosi sarebbe più corretto parlare di concomitanza di diversi fattori di rischio che portano la cartilagine articolare ad usurarsi gradualmente nel corso del tempo. Tra i fattori che facilitano la sua insorgenza rientrano sicuramente:

  • età avanzata, che può portare generalmente al deterioramento di tutte le articolazioni del corpo;
  • avere uno stile di vita sedentario;
  • condizioni come obesità e sovrappeso;
  • traumi e fratture a carico dell’anca, che possono aver portato un danno alle ossa che la costituiscono;
  • infezioni articolari ed ossee;
  • osteonecrosi:
  • presenza di altre forme di artrite;
  • diabete;
  • presenza di malattie congenite all’anca.

Secondo alcuni studi epidemiologici il principale fattore predisponente al rischio di avere la coxartrosi sarebbe l’età avanzata; la maggior parte delle persone che ne sono affette hanno un’età compresa tra i 40 e i 60 anni. Inoltre, sembrerebbe che la condizione sia maggiormente diffusa nella popolazione femminile.

Quali sono i sintomi della Coxartrosi?

Il primo sintomo che si prova in presenza di artrosi d’anca è il dolore, che può presentarsi alla parte anteriore della coscia, a livello dell’inguine e del gluteo. Il dolore porta talvolta al manifestarsi di altri sintomi, come la difficoltà nella mobilità dell’anca e rigidità articolare.

Il dolore e la rigidità tendono ad infittirsi nei movimenti. Possiamo avvertirlo, in particolare, quando accavalliamo le gambe, ci sediamo in modo inconsueto o quando in generale facciamo movimenti che comportino uno sforzo a livello del bacino e delle gambe.

Il decorso della coxartrosi segue tre fasi di gravità crescente, con un peggioramento progressivo della sintomatologia e delle condizioni generali di chi ne soffre. Questi momenti vengono chiamati a livello clinico primo, secondo e terzo stadio.

Nel primo stadio del suo decorso, la fase meno grave, il sintomo del dolore è intermittente, tende a comparire in seguito ad un’attività o sforzo fisico e, dopo un breve periodo di riposo, tende a passare del tutto. Questa sensazione discontinua porta spesso a sottovalutare i sintomi e ad aspettare di rivolgersi ad un medico specialista.

Il secondo stadio è di gravità intermedia ed è caratterizzato da un dolore più intenso ed esteso ad un’area maggiore: è possibile avvertire dolore anche in zone limitrofe come inguine o coscia. Al dolore, si può accompagnare una sensazione di bruciore e pressione, non necessariamente dopo l’attività fisica, ma anche dopo che si è stati a riposo. A questo punto della malattia iniziano a comparire i sintomi di blocco della mobilità articolare, causata proprio dal dolore nel movimento.

Il terzo ed ultimo stadio, il più grave, dell’artrosi d’anca è caratterizzato dal dolore cronico, costante e diffuso. Tale condizione ha un livello di gravità tale da impedire i movimenti e le attività più semplici, come camminare, pregiudicando notevolmente l’autonomia del paziente. Se trascurata, i casi più gravi possono portare alla totale infermità di chi ne è affetto.

Quali sono le conseguenze della coxartrosi?

Nel caso in cui si avverta dolore all’anca è fondamentale non trascurarlo e farsi visitare da un medico specialista: si potrebbe essere nel primo stadio della coxartrosi, una fase in cui è possibile intervenire rapidamente e in modo poco invasivo, ed evitare un peggioramento della propria condizione. Il rischio che si corre quando si trascurano i sintomi è di giungere al terzo ed ultimo stadio della patologia, in cui i pazienti sono spesso costretti all’immobilità e ciò può comportare a lungo andare anche un’atrofia dei muscoli inferiori.

L’iter diagnostico inizia con un esame obiettivo e con un’accurata anamnesi. A seconda dei casi, è possibile approfondire avvalendosi di test di imaging come i raggi X, la risonanza magnetica dell’anca e le analisi del sangue.

A seconda dei casi, il medico specialista e il fisioterapista individueranno i percorsi e i trattamenti più adeguati alla situazione. Se quando si è ai primi stadi della malattia è possibile intervenire con le medicine e gli esercizi di riabilitazione fisioterapica al fine di limitare i sintomi e il suo possibile decorso, all’ultimo stadio della coxartrosi potrebbe essere necessario ricorrere ad un intervento chirurgico

L’intervento può essere generalmente di due tipi: la procedura meno invasiva è l’artroscopia che rimodella la cartilagine in pazienti che non hanno risposto ai trattamenti conservativi. L’intervento più complesso e invasivo è invece la protesi d’anca che viene effettuato solo negli stadi più avanzati e in quei casi che non hanno risposto a nessuna delle altre terapie.

Come può essere utile la fisioterapia in caso di coxartrosi?

La coxartrosi, specialmente nelle fasi iniziali del suo decorso e nel post-intervento chirurgico, può essere trattata attraverso la fisioterapia.

Le terapie fisioterapiche per la coxartrosi sono definite terapie di tipo conservativo: queste hanno lo scopo di limitare i sintomi e rallentarne il peggioramento, ma, nel caso di questa specifica patologia, non possono agire sulla causa del deterioramento della cartilagine articolare.

La fisioterapia mira soprattutto ad allungare e rinforzare i muscoli degli arti inferiori, entrambi se la coxartrosi si presenta in tutte e due le anche, oppure con particolare attenzione all’arto del lato dell’anca che ne è affetto.

DS-Cares Eur Torrino Mezzocammino consiglia in caso di coxartrosi il ricorso a delle terapie strumentali, come la tecarterapia, soprattutto negli stadi avanzati. Lo scambio di cariche elettriche induce infatti i tessuti a ossigenare maggiormente e a favorire la rigenerazione. Sfruttando il calore, inoltre, si combinano tecniche manuali di mobilizzazione passive e attive, per migliorare la mobilità articolare e ridurre le rigidità.

Con le terapie manuali per l’artrosi all’anca si vanno a curare principalmente due aspetti: il rafforzamento dei muscoli che possono aiutare a sostenere meglio l’anca, e la postura, spesso sbagliata, che obbliga l’anca ad atteggiamenti errati. Rientrano, a titolo esemplificativo, in questa tipologia di terapia manuale, la rieducazione posturale Mézières e la riabilitazione ortopedica.

Dei cicli di fisioterapia potrebbero rendersi necessari anche in casi più gravi, specialmente a seguito di un intervento chirurgico, al fine di recuperare la mobilità e l’autonomia nei movimenti, per aiutare il paziente a tornare il prima possibile alla vita normale.

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