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terapia epicondilite

Epicondilite o gomito del tennista: diagnosi e cura

Epicondilite

L’epicondilite (o gomito del tennista) è una condizione dolorosa a carico del gomito che è stato sottoposto a uno sforzo prolungato. Nonostante il nome con cui è conosciuta, i tennisti non sono gli unici a soffrire di questo disturbo. Ne sono maggiormente colpiti gli sportivi che praticano attività prolungate a carico di questa articolazione, ma anche persone che per qualunque ragione svolgono gesti ripetitivi e meccanici con l'arto superiore.

A volte l’epicondilite viene confusa con una semplice contusione, ma bisogna prestare molta attenzione a non prendere il problema sottogamba e rischiare di aggravare i danni.

Cos’è l’epicondilite o gomito del tennista? 
L’epicondilite è un’infiammazione dell’epicondilo, una piccola porzione di osso che si sente sotto la pelle nella parte laterale del gomito. Il nostro gomito si articola su tre ossa: l’osso del braccio (omero) e le due ossa dell’avambraccio (radio e ulna). Intorno a questi ci sono muscoli e tendini che, se sottoposti a stress costante, potrebbero finire con l’infiammarsi. Quando si arriva all'infiammazione, si sa, la prima sensazione è il dolore. In questa fase quindi avremo un fastidio inizialmente lieve e poi mano a mano peggiore, quando cerchiamo di muovere il braccio, il polso o le dita della mano.

Quali sono i sintomi dell’epicondilite e chi colpisce? 
L’epicondilite si sviluppa gradualmente, con piccoli dolori che peggiorano dopo qualche settimana o mese. Quando si arriva all’infiammazione vera e propria, il dolore è acuto e può irradiarsi. Colpisce più frequentemente persone tra i 30 e i 50 anni di età, che praticano sport come tennis, racchette, scherma, golf, squash o sollevamento pesi. Ma anche chi svolge attività professionali in cui si eseguono movimenti ripetuti del braccio e della mano.
I sintomi dell’epicondilite includono non solo il dolore, ma anche limitazione di movimento, rossore e gonfiore localizzato. Il dolore può anche irradiarsi al braccio o avambraccio e, anche se il danno è nel gomito, è probabile che si senta fastidio mentre si praticano attività normali come sollevare qualcosa, fare un pugno o afferrare un oggetto.

Come si fa diagnosi e qual è il decorso dell’epicondilite?
Sicuramente un ottimo strumento per avere una visione chiara del problema è eseguire una ecografia o risonanza magnetica. Questi strumenti sono utili per diagnosticare con più precisione la malattia ed escludere altre cause.
Dopo l'indagine strumentale il medico dovrà eseguire una valutazione approfondita dei movimenti del gomito per capire le limitazioni ed impostare un piano terapeutico.
Solitamente l'epicondilite guarisce dopo un periodo di tempo in cui verranno effettuate terapie insieme a riposo e ad alcune piccole accortezze consigliate dal fisioterapista. Nei casi più gravi il dolore può arrivare a durare anche anni, ma generalmente la guarigione avviene dopo pochi mesi.

Riabilitazione e fisioterapia

La riabilitazione per l’epicondilite comprende varie terapie strumentali e terapie manuali messe a disposizione dal centro fisioterapico DS Cares Eur Torrino Mezzocammino. In una fase acuta, dove il dolore è forte e la limitazione di movimento importante, sono sicuramente consigliati macchinari come l’Hilterapia (sempre più specialisti la prescrivono a seguito di questo tipo di problema) o la Tecarterapia che aiutano ad eliminare il fastidio e a sfiammare la zona. Successivamente si potranno fare esercizi di terapia manuale, come il massaggio e altre manipolazioni, utilizzate per ridare lunghezza ai muscoli e rinforzarli.
Il fisioterapista dovrà fare  attenzione per cercare di capire da cosa è stato generato il problema; quindi non basterà far passare il dolore ma è fondamentale andare a lavorare per eliminare la causa ed evitare recidive.

Oltre la fisioterapia i tipi di trattamento che possono aiutare nella risoluzione del problema sono:
• Impacchi freddi per ridurre il dolore e il gonfiore, per 20-30 minuti ogni 3 o 4 ore.
• Utilizzo di un bendaggio o un tutore per proteggere il tendine interessato da ulteriori sollecitazioni.
• Assunzione di antidolorifici o antinfiammatori non steroidei, per aiutare a gestire il dolore e il gonfiore. Tuttavia, questi farmaci possono causare effetti collaterali, quindi è sempre bene consultare un medico prima di prendere qualunque medicina.

Il più delle volte la fisioterapia funziona per risolvere il danno. Ma se ci si trova in presenza di un epicondilite molto forte che non risponde alla terapia progettata su base di circa sei mesi, potrebbe essere necessario un intervento chirurgico.
Questi interventi hanno un’ottima percentuale di riuscita, intorno al 90% dei casi.

Dopo quanto tempo è possibile tornare a svolgere le solite attività?
Dipende ovviamente da caso a caso, soprattutto in base alla rilevanza del problema. La cosa importante da tenere sempre in considerazione è non cercare di velocizzare o affrettare la guarigione. Perché sforzare un tendine prima che sia guarito può solo peggiorare il danno.
In generale, possiamo definire un’epicondilite guarita quando non sentiamo più dolore afferrando oggetti o sostenendo pesi sul braccio. La forza del gomito infortunato sarà nuovamente uguale a quella del gomito sano, il gonfiore sarà sparito e potremmo flettere e muovere le braccia senza problemi.

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