Frattura del femore

La frattura del femore consiste nella rottura di una delle parti del femore, l’osso più lungo dello scheletro umano. Può colpire soggetti sia anziani che giovani in seguito ad un evento traumatico e si manifesta con dolore, gonfiore ed ematomi. Il trattamento prevede l’operazione chirurgica abbinata alla riabilitazione, con durata variabile, per recuperare la funzionalità dell’arto.

Frattura del femore

Febbraio 11, 2022 0
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Un trauma da urto o caduta, al quale segue una sensazione di schiocco, un forte dolore e poi gonfiore, ematomi, lividi: potresti trovarti di fronte ad una frattura del femore, l’osso più lungo e voluminoso del nostro corpo, situato nella coscia. Sebbene sia generalmente associato ad uno stato caratteristico dell’età avanzata può colpire anche i soggetti in giovane età, specie se presentano determinate caratteristiche che li predispongono all’indebolimento delle ossa e, di conseguenza, alla loro frattura.

In questo articolo troverai importanti informazioni di natura anatomica sul femore e le sue diverse tipologie di frattura, sulle cause che possono portare a fratturarlo e i sintomi che si possono avvertire, nonché indicazioni utili sul trattamento e la riabilitazione, al fine di recuperare la funzionalità dell’arto colpito.

Cosa si intende per frattura del femore?

Prima di procedere descrivendo in cosa consiste la frattura del femore, è necessario fare un ripasso di anatomia, al fine di identificare dove si trovi il femore e la sua composizione.

Il femore è l’osso più lungo, voluminoso e resistente del corpo umano ed è situato nella coscia. Possiamo dividerlo in tre grandi parti o “livelli”, immaginando di guardarlo frontalmente in una persona in posizione eretta: epifisi prossimale, l’estremità più vicina al busto, in cui il femore si collega all’anca; la diafisi, la parte più lunga dell’osso che percorre gran parte della coscia, chiamata anche corpo; l’epifisi distale, l’estremità più lontana dal busto, che si collega al ginocchio.

Nella sua parte prossimale, il femore si articola all’anca, formando l’articolazione coxofemorale. Qui si trova la testa del femore, la parte di “aggancio” all’anca, seguita dal collo, alla base del quale si osservano due prominenze: il grande trocantere femorale, ossia la sporgenza ossea che si può sentire sotto la pelle sulla parte esterna dell’anca, e il piccolo trocantere femorale. Nella sua parte distale, invece, il femore si collega alla rotula e alla tibia, formando l’articolazione del ginocchio, attraverso il condilo laterale e il condilo mediale.

Assistiamo a una frattura del femore quando, per diversi ordini di cause, l’osso si rompe. Essendo il femore piuttosto esteso, parlare di “frattura” al singolare potrebbe essere riduttivo. Le fratture possono essere molto diverse tra loro e sono classificate in virtù di una serie di caratteristiche.

Quali possono essere i tipi di frattura del femore?

Le diverse tipologie di fratture del femore possono essere classificate in base a due principali ordini di fattori: la quantità dei frammenti ossei generati e la loro posizione dopo la frattura, oppure in base alla parte del femore che si è fratturata.

Nel primo caso, distingueremo tra i seguenti tipi di fratture:

  • composte, se l’osso si divide in due o più frammenti che restano nella loro posizione originale;
  • scomposte, se i frammenti non si trovano più nella posizione di origine e l’osso appare visibilmente deformato;
  • esposte, se generano una lacerazione della cute, sono visibili e ad alto rischio d’infezione.

In base al punto del femore che si è fratturato, invece, distingueremo tra fratture:

  • prossimali intracapsulari, se coinvolgono la testa del femore, ossia la sporgenza ossea che si unisce al bacino formando l’articolazione dell’anca;
  • prossimali sottocapitate, se riguardano il collo del femore;
  • prossimali extracapsulari, se riguardano il massiccio trocanterico;
  • diafisarie, se la rottura riguarda il corpo del femore, la parte centrale dell’osso;
  • distali, se coinvolgono i condili femorali, le sporgenze ossee che fanno parte dell’articolazione del ginocchio).

Le fratture più comuni nelle persone anziane tendono a coinvolgere l’area prossimale, mentre qualora la causa della frattura fosse di tipo traumatico, tendono ad essere abbastanza comuni anche quelle di tipo diafisario e distale.

Quali sono le cause della frattura del femore?

La causa principale in caso di rottura del femore è sicuramente quella di ordine traumatico. Tuttavia, è possibile fare una distinzione tra la frattura del femore nelle persone anziane e nei soggetti in giovane età, perché possono essere diverse le condizioni che predispongono l’osso al rischio di frattura. Sebbene la frattura del femore sia più comune nelle donne e nella popolazione over 65 sarebbe riduttivo considerarla come “esclusiva” dei soggetti in età avanzata.

In un soggetto di età avanzata, le cause principali della frattura sono spesso collegate ad una caduta o ad un trauma apparentemente insignificante, oppure alla presenza di osteoporosi, tumori o infezioni. L’osteoporosi, più diffusa nella popolazione con età avanzata, per esempio, è una malattia sistemica – che colpisce tutte le ossa di chi ne soffre – caratterizzata da una ridotta massa ossea e dal deterioramento progressivo del tessuto osseo. Osteoporosi, tumori e infezioni, rendendo le ossa più fragili, le predispongono notevolmente al rischio di fratture.

Per quanto riguarda i soggetti di giovane età, invece, avendo generalmente una maggiore resistenza ossea, la frattura è generalmente causata da un evento traumatico violento quale un incidente stradale o come conseguenza di carichi prolungati e ripetuti, come nel caso di atleti di fondo. Ciononostante, esistono condizioni per le quali anche nelle persone di giovane età la massa e l’elasticità ossea possano essere compromesse. Malattie congenite come l’osteoporosi, l’amenorrea, e disordini alimentari come la malnutrizione e l’anoressia possono provocare una frattura anche in soggetti di giovane età che subiscono fratture apparentemente banali.

Quali sono i sintomi in caso di frattura del femore?

La frattura del femore presenta sintomi che possono variare in base ad una serie di fattori, come il punto di lesione. Il sintomo comune alle diverse tipologie di lesione è sicuramente, in seguito alla sensazione di schiocco al momento del trauma, una forte sensazione di dolore, che talvolta può configurarsi come vero e proprio shock. Seguono il dolore l’impossibilità di movimento, gonfiore, ematomi e tumefazioni, ecchimosi e deformazione dell’arto.

Le fratture del femore sono piuttosto pericolose perché possono portare a complicanze che di fatto rischiano di mettere in pericolo la vita del paziente, come infezioni, emorragie interne, embolie e lesioni dei tessuti.

In linea generale, quando la frattura è scomposta, cioè quando i due capi ossei perdono il loro naturale allineamento, quello che si osserva è un dolore immediato ed acuto nella zona che può arrivare ad irradiarsi fino all’inguine, essere avvertito all’altezza del ginocchio, fino addirittura alla caviglia. Al contrario, quando siamo di fronte ad una frattura composta, il paziente potrebbe accusare un dolore di non grave entità e poter riuscire anche a camminare.

Le conseguenze di una frattura non trattata possono essere tanto gravi da compromettere stabilmente la possibilità del paziente di camminare. Non sono rari i casi in cui, anche post-intervento, il paziente presenti una rigidità articolare tale da rendere difficoltosi anche i movimenti più semplici dell’arto.

Come si diagnostica una frattura del femore?

La diagnosi di frattura del femore è abbastanza repentina, proprio in virtù della sua evidenza nella grande maggioranza dei casi. Si pensi, per esempio, alle fratture esposte, ossia le fratture in cui è presente una lacerazione della cute, in cui è evidente che si è di fronte ad una frattura ossea.

Indipendentemente dalla tipologia di frattura, in prima battuta si procede con un attento studio dell’anamnesi del paziente, verificando la presenza dei sintomi sopracitati.

L’esame principale al quale sottoporre il paziente è sicuramente un test di imaging, che ci permette di guardare internamente la gamba. L’esame radiografico, eseguito in diverse proiezioni, permette di individuare con più facilità la frattura. Tuttavia, se identificare le fratture scomposte è più semplice, per quelle composte è necessaria una lettura più attenta e minuziosa dei radiogrammi, al fine di non trascurare possibili fratture con sintomatologie meno evidenti.

Qual è il trattamento da seguire in caso di frattura del femore?

Solitamente, di fronte ad una frattura femorale si interviene attraverso intervento chirurgico per evitare che la patologia si aggravi, con complicanze sia localizzate alla sede della frattura, sia generalizzate, dovute soprattutto al lungo periodo di immobilità, come piaghe da decubito, infezioni polmonari e vescicali e infezioni delle vene degli arti inferiori.

L’intervento per la frattura di femore dipende dal tipo di danno, dall’età e dalle condizioni del paziente ma in linea generale ha l’obiettivo di ripristinare quanto prima la funzionalità dell’arto.

Tipicamente, per i pazienti più giovani, o quando la frattura è laterale, l’approccio prevede l’osteosintesi del femore, ossia l’inserimento di placche, viti o chiodi come ponti per riunire i frammenti dell’osso. Per gli anziani o in caso di frattura mediale, invece, si tende ad applicare una protesi articolare totale o della sola estremità femorale distale.

L’intervento chirurgico, da solo, non basta a recuperare la funzionalità dell’arto. È infatti necessario e fondamentale intraprendere un percorso riabilitativo di durata variabile a seconda dell’età del paziente e del tipo di trauma subìto.

Riabilitazione: dopo frattura del femore

In seguito ad una frattura del femore la riabilitazione assume un’importanza centrale per cercare di ridurre al minimo le possibili complicanze legate all’intervento e per garantire al paziente di tornare a camminare. Iniziare fin da subito un percorso riabilitativo presso un centro specializzato come DS Cares può fare la differenza e accorciare i tempi di recupero.

Nella prima settimana si suggeriscono esercizi di respirazione e ripetuti cambiamenti della postura; sin da subito si inizia anche a lavorare sulla camminata, con esercizi anche in acqua e con il tapis roulant o cyclette per rinforzare il tono muscolare.

In base ai diversi fattori, tra cui l’età, la salute generale e il tipo di frattura, la riabilitazione può impegnare il paziente anche per un anno prima di poter tornare a tutte le attività quotidiane. In linea generale si può dire che a parità di tipo di rottura del femore i tempi di recupero sono normalmente minori nei giovani rispetto agli anziani.

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