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frattura scafoide dolore e gonfiore al polso dopo una caduta

La frattura dello scafoide: dolore e gonfiore al polso dopo una caduta?

La frattura dello scafoide è spesso la conseguenza di una brutta caduta. Lo scafoide è un ossicino che fa parte delle ossa carpali della mano. Si trova in una posizione che lo espone frequentemente a rischi di rottura e che ne rende anche difficile la diagnosi.

Come funziona il polso e dov’è lo scafoide?

Lo scafoide fa parte delle 8 ossa che si trovano nell’articolazione del polso e che costituiscono il massiccio carpale, il punto di raccordo tra l’osso dell’avambraccio (radio) e l’insieme delle 5 ossa della mano che creano le nostre falangi (metacarpo).

Lo scafoide è tra i più grandi del gruppo e si trova nel lato esterno del polso dalla parte del pollice. È grande quanto una nocciolina e ha l’importante compito di stabilizzare le ossa del massiccio carpale.

Cosa succede quando avviene la frattura dello scafoide?

Quando perdiamo l’equilibrio, il nostro primo istinto è quello di portare le mani in avanti per proteggerci. Quando questo avviene a mano tesa e piatta e con il polso piegato all’indietro, il colpo con la terra può causare la frattura dello scafoide (oltre ad altri tipi di frattura). Ci possono essere anche altre cause, più rare, come uno stress continuo della zona che si presenta soprattutto negli sportivi che utilizzano molto le mani, come ad esempio gli scalatori.

Lo scafoide è l’osso più esposto a fratture in questa zona del corpo, data la sua posizione e dimensione, e si può rompere in due modi: composto, in cui l’osso si rompe ma non esce dalla sua posizione, o scomposto, in cui invece i frammenti si muovono.

Dolore e gonfiore al polso: la frattura dello scafoide

I sintomi non sono facili da identificare. Chi subisce la frattura dello scafoide sentirà dolore al polso infortunato, a volte con gonfiore o lividi sulla zona. Ma sarà difficile stabilire su queste basi se il polso sia rotto o solo slogato. Anzi, spesso, i pazienti non si rivolgono al medico se non dopo un po’ di tempo che l’ipotizzata slogatura non migliora.

La diagnosi di frattura dello scafoide

Il medico, dopo aver interrogato il paziente sulla tipologia di infortunio avvenuto, procederà con la visita obiettiva del polso della mano toccando il punto che solitamente indica la frattura. Una lastra aiuta a stabilire con certezza la frattura dello scafoide, ma non sempre è facilmente visibile.

Il problema è che lo scafoide è un osso piccolo che si nasconde facilmente dietro agli altri gruppi di ossa che gli stanno intorno. Può succedere che la rottura dello scafoide diventi visibile alla lastra dopo un paio di settimane dall’infortunio. Se il medico sospetta una frattura, potrà richiedere una seconda lastra passato questo tempo e immobilizzando il polso nell’attesa.

Se il dubbio non si risolve neanche in questo modo, l’ortopedico richiederà una tac o risonanza magnetica. È importante, per quanto difficile, identificare che si tratti davvero di frattura dello scafoide, perché una diagnosi sbagliata potrebbe portare a un trattamento ritardato, con possibili complicanze come la pseudoartrosi, un’artrosi indotta da una frattura che non si è saldata, causa di dolore cronico e difficile da curare.

Come si cura la frattura dello scafoide?

Una frattura scomposta si risolve con una piccola incisione durante l'intervento chirurgico, dove si applicherà nell’osso una piccola vite per stabilizzarne i frammenti. Questa è un’opzione valida in molti casi e accelera i tempi di ripresa che possono in ogni caso arrivare anche a tre mesi.

La tempistica e la precisione della diagnosi, come abbiamo visto, fanno tutta la differenza.

La fisioterapia per la frattura dello scafoide

Le tecniche di fisioterapia per la frattura dello scafoide dipendono da caso a caso e da come è stata trattata la frattura. La magnetoterapia e gli ultrasuoni per esempio possono aiutare quelle fratture che hanno bisogno di un aiuto per il riconsolidamento.

La fisioterapia manuale per la frattura dello scafoide di DS Cares Eur Torrino Mezzocammino si avvale, in base al caso, di terapie specifiche che si adattano al paziente dopo un'attenta valutazione. Sicuramente dopo la rimozione del gesso o del tutore è importante andare a ridare mobilità all'articolazione che per ovvi motivi sarà bloccata e dolente. Si potranno eseguire inoltre esercizi propriocettivi e rinforzo della muscolatura del polso e dell'avambraccio.

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