L’osteocondrosi anca, vertebre e ginocchio: come si manifesta?

Per osteocondrosi intendiamo una serie di patologie che interessano le articolazioni. Si distacca dall’articolazione una porzione di osso o cartilagine creando un corpo libero che causa dolore, gonfiore e difficoltà nel movimento. Il decorso della patologia è lento, procede per stadi ed interessa per lo più bambini e sportivi. Il trattamento fisioterapico è fondamentale e varia a seconda delle articolazioni interessate.

L’osteocondrosi anca, vertebre e ginocchio: come si manifesta?

Febbraio 25, 2022 0
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Dolori alle articolazioni, gonfiore e rossore in età infantile o nell’adolescenza. Di fronte a questi sintomi potrebbe essere già troppo tardi. Potresti essere infatti di fronte ad una osteocondrosi, termine con cui si identificano una serie di patologie che interessano le articolazioni, come conseguenza del processo di crescita delle ossa. Le articolazioni più colpite sono le anche, le ginocchia, i gomiti, le caviglie e le vertebre della schiena.

Le cause della malattia sono state per molto tempo dibattute in ambito medico, ma sembra che siano da rintracciarsi in sforzi e urti ripetuti, causati magari dall’attività sportiva, e in qualcosa che non va nel processo di ossificazione della cartilagine.

In questo articolo troverai importanti informazioni sull’osteocondrosi in linea generale, con un approfondimento sulle sue cause e sintomi e una distinzione delle forme specifiche della patologia a seconda delle articolazioni che ne sono colpite.

Che cos’è l’osteocondrosi?

Per osteocondrosi, chiamata anche per molto tempo osteocondrite, si indicano una serie di patologie ortopediche che interessano in particolar modo le articolazioni. Consiste nel distacco di una piccola porzione di estremità di osso o cartilagine dalla parte restante di osso sano a seguito di una lesione. Può colpire qualsiasi osso dotato di epifisi o apofisi, ma colpisce per lo più le ossa che compongono un’articolazione cartilaginea, in particolare ginocchio, gomito, anca, astragalo e vertebre. In esse la lesione ossea genera un frammento osteocartilagineo libero, chiamato topo articolare, formato da osso subcondrale (la parte di osso immediatamente adiacente alla cartilagine) e cartilagine.

La lesione osteocartilaginea avviene seguendo un decorso stadiale e piuttosto lento. Riconosciamo principalmente quattro stadi:

  • primo stadio: si assiste ad un piccolo appiattimento dell’osso nel punto in cui è avvenuta la lesione;
  • secondo stadio: Il frammento comincia a distinguersi dalla parte sana, e si forma una piccola fessura sotto di esso;
  • terzo stadio: la fessura si fa più netta e il frammento è quasi del tutto staccato dalla porzione di osso sana;
  • quarto stadio: Il frammento si stacca, formando il topo articolare, un corpo che resta libero nell’articolazione.

Se nel primo e nel secondo stadio le lesioni sono considerate stabili quindi si è ancora in tempo per intervenire in modo non invasivo, nel terzo e quarto stadio esse sono considerate, al contrario, instabili, e la prognosi potrebbe non essere favorevole.

È possibile distinguere una forma giovanile della malattia, che si sviluppa in età infantile e prepuberale e una forma adulta, in cui si sviluppa al termine dell’adolescenza, dopo che le epifisi si sono chiuse. A seconda della localizzazione, invece, l’osteocondrosi può essere divisa in epifisaria, se interessa l’epifisi, o apofisaria, se interessa un’apofisi, ossia il punto di intersezione dell’osso con un tendine.

Quali sono le cause dell’osteocondrosi?

Le cause specifiche della patologia sono state per molto tempo dibattute nella medicina. Il disturbo si riscontrerebbe nel processo di ossificazione condrale, ossia la conversione della cartilagine in osso come parte dell’ordinario processo di crescita. Per cause multifattoriali, si verifica un disturbo focale dell’ossificazione endocondrale: si interrompe l’afflusso di sangue ad un osso, a livello della cartilagine, nel nucleo di accrescimento, in particolare all’epifisi. Ciò porta alla necrosi ossea localizzata, cioè una morte dei tessuti ossei non più irrorati da sangue, che, per questo motivo non sono più in grado di rigenerarsi nella zona interessata, e la ricrescita ossea ne risulta compromessa.

La cartilagine così non viene convertita in osso abbastanza rapidamente e ciò porta alla formazione di uno strato di cartilagine troppo spesso. Dato che la cartilagine si nutre per diffusione, gli strati di cartilagine più profondi, ricoperti della cartilagine “di troppo” che è cresciuta, gradualmente finiscono per essere sempre meno nutriti e degenerano.

Le parti più colpite sono quelle dell’osso che subiscono il processo di allungamento nel periodo della crescita fino all’età adulta. Questo spiegherebbe perché l’osteocondrosi colpisce principalmente in età infantile e puberale. Queste sono chiamate nuclei di accrescimento, le parti finali delle ossa che le permettono di espandere il proprio volume durante la crescita, per poi chiuderne la possibilità una volta completata la crescita, attraverso la loro ossificazione.

Tra le cause che possono provocare l’occlusione dei vasi, e quindi il ridotto apporto di nutrimento alle ossa e alle cartilagini, si può distinguere: ischemia, traumi ripetitivi dovuti ad attività sportiva o lavorativa pesante (colpisce più gli uomini che le donne e, nella forma adulta, molto più gli sportivi), ossificazione intensa tipica della crescita, fattori endocrini.

Quali sono i sintomi dell’osteocondrosi?

È difficile classificare chiaramente i sintomi dell’osteocondrosi, in quanto può colpire diverse articolazioni del corpo, con sintomi specifici per ognuna di esse. Per di più, il decorso della patologia è molto lento, quindi potrebbe passare molto tempo affinché ci si possa rendere conto di esserne colpiti.

In linea generale i sintomi si presentano con:

  • dolore all’articolazione;
  • gonfiore dell’articolazione;
  • blocco progressivo della mobilità dell’articolazione;
  • idrarto, o versamento articolare: consiste nell’accumulo di liquido nell’articolazione, prodotto dalla membrana sinoviale.

In una fase iniziale i sintomi sono sopportabili, talvolta anche inesistenti: non è raro, infatti, che ci si renda conto di esserne colpiti non a causa di una chiara sintomatologia, ma in seguito ad un normale controllo dell’articolazione, eseguito per altri motivi. I dolori si presentano generalmente con una breve durata e con un’intensità modesta, per lo più quando si svolge attività sportiva, o comunque quando l’articolazione è sotto sforzo. Questo può essere il momento della patologia in cui iniziano a verificarsi le prime lesioni (prima e seconda fase del decorso della patologia) che porteranno gradualmente al distacco di una porzione ossea e cartilaginea.

Il peggioramento arriva spesso dopo mesi, talvolta anche anni: il dolore si fa più intenso, l’articolazione inizia a bloccarsi impedendo i movimenti, inizia il versamento articolare e il gonfiore dell’articolazione. In questo momento siamo in una fase (la terza e la quarta del decorso della patologia) in cui si è creato il topo articolare, il frammento osteocatilagineo libero nell’articolazione.

Talvolta il dolore potrebbe essere avvertito in forma generalizzata: l’osteocondrosi non colpisce i tendini o i muscoli, ma le ossa e le cartilagini. Di conseguenza la sensazione di dolore potrebbe essere talmente in profondità da essere “sorda”, ossia da non essere avvertita con una chiara localizzazione.

Di seguito si approfondiranno le diverse tipologie di osteocondrosi, cercando di individuarne le specificità a seconda dell’articolazione interessata.

Osteocondrosi del femore: Morbo di Perthes

L’ osteocondrosi che colpisce il femore è chiamata anche Morbo di Perthes. I primi sintomi tendono a comparire tra i 4 e i 12 anni, più frequentemente nei maschi. Possiamo distinguere tre fasi della patologia: degenerativa, necrotica e riparativa. Nella prima fase assistiamo ad una degenerazione della cartilagine epifisaria: possono esserci vasi sanguigni stenotici (ristretti), o trombizzati (occlusi da un coagulo), con fenomeni di fibrosi come tentativo di riparo del corpo. Nella seconda fase, come il termine suggerisce, assistiamo alla necrosi e frammentazione dell’osso. Nell’ultima, assistiamo ad un tentativo di riparazione da parte del corpo, in cui tenta di recuperare il danno, il cui esito dipende dal tipo di trattamento intrapreso.

L’osteocondrosi del femore si presenta nel bambino che avverte dolore dopo l’attività fisica, con un fastidio che parte dall’anca e arriva fino al ginocchio con un interessamento alla zona interna della coscia. Il bambino inizierà probabilmente a zoppicare e a caricare l’arto il meno possibile, come naturale tentativo di compensazione o di evitamento della pressione sulla parte che fa male. Una volta effettuati test di imaging come una risonanza magnetica, o una radiografia, un’ultrasonometria ossea o una TAC, per accertarsi dello stato del paziente e diagnosticare la patologia, si potrà procedere con il trattamento osteocondrosi del femore.

Il trattamento prevede l’applicazione di un gesso o di un tutore che permetta di attenuare lo stress della deambulazione subito dall’anca. Il dolore iniziale può essere contenuto con l’applicazione di ghiaccio nella zona, e da terapie strumentali come la laser terapia, la tecarterapia e gli ultrasuoni.

Osteocondrosi vertebrale giovanile: Morbo di Scheuermann

L’osteocondrosi vertebrale giovanile è chiamata anche Morbo di Scheuermann, e colpisce i piatti cartilaginei dei corpi vertebrali. Si riconosce generalmente da una curvatura delle spalle in avanti che però spesso causa un sovraccarico a livello lombare per compensare la curva. Generalmente tale patologia è indolore.

Effettuando test di imaging, dall’osservazione della lastra si noterà un incurvamento in cifosi della colonna dorsale con un’irregolarità e frastagliamento dei corpi vertebrali. Sarà dunque possibile diagnosticare la patologia e iniziare con il trattamento, in cui la fisioterapia riveste un ruolo importante.

Il trattamento fisioterapico dell’osteocondrosi vertebrale, che è possibile iniziare presso centri specializzati come Ds Cares, consistono principalmente in una vera e propria rieducazione posturale a cadenza settimanale, per tutto il periodo della crescita del paziente. I principali esercizi da svolgere consistono nell’allungamento della colonna e la sua rettilinizzazione che, nel caso di una diagnosi tardiva, non porteranno però a una completa risoluzione dell’ingobbimento del paziente.

La rieducazione posturale ha infatti lo scopo di interrompere il decorso della patologia e il peggioramento dell’ingobbimento. Agli esercizi può essere accompagnato un trattamento con corsetto mobile da applicare per alcune ore al giorno.

Osteocondrosi al ginocchio: morbo di Osgood-Schlatter

L’osteocondrosi al ginocchio, chiamata tecnicamente osteocondrosi dell’apofisi tibiale anteriore o morbo di Osgood-Schlatter, interessa il nucleo di accrescimento del ginocchio anteriore, nell’apofisi tibiale, il punto in cui si inserisce il tendine del quadricipite. Questo tipo di osteocondrosi è tipica dei maschi e negli sportivi, specie chi fa molto calcio, tennis, pallavolo e basket.

La sintomatologia nella zona si presenta con gonfiore, arrossamento e dolore, sia durante il movimento che alla palpazione. La diagnosi accurata può avvenire in seguito ad una lastra in cui si può notare un’ipertrofia, una frammentazione e accentuazione del nucleo di accrescimento.

Quando si presentano i primi sintomi, bisogna agire in fretta: per prima cosa è necessario interrompere qualunque attività sportiva, aiutarsi con impacchi di ghiaccio per tre volte al giorno e poi passare alla cura con la fisioterapia. Nei centri specializzati come DS Cares solitamente si inizierà a trattare il dolore e i sintomi con le terapie strumentali come laserterapiatecar e ultrasuoni, per tre volte a settimana. Per poi proseguire con trattamenti riabilitativi e attivi.

In casi più gravi si può accompagnare al trattamento standard il ricorso ad una valva gessata che va tenuta per circa un mese.

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