Protesi all’anca: il recupero dopo l’intervento

In seguito a danneggiamenti e fratture dell’anca può essere necessario sostituirla con una protesi. Le cause che possono portare a tale necessità sono diverse, come diverse sono le tipologie di protesi all’anca tra le quali il chirurgo può scegliere. L’intervento chirurgico dura 1 ora – 1 ora e mezza circa e può essere più o meno invasivo a seconda delle protesi scelte.

Protesi all’anca: il recupero dopo l’intervento

Febbraio 18, 2022 0
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Inizia tutto con un forte dolore all’anca, e tra visita dall’ortopedico e radiografia arriva il verdetto: c’è bisogno di una protesi all’anca. Le cause che possono portare alla necessità di sostituire l’articolazione dell’anca con una protesi possono essere molteplici, così come molteplici sono le protesi che possono essere scelte da chirurgo, in base al paziente che ha di fronte. A partire dalla fase successiva dell’operazione chirurgica rivolgersi ad un buon fisioterapista può fare la differenza in termini di tempi e qualità del recupero della mobilità dell’articolazione.

Protesi all’anca: come è fatta l’anca?

Prima di affrontare i fattori che possono rendere necessaria una protesi all’anca, facciamo un breve ripasso di anatomia, descrivendo come è strutturata l’articolazione dell’anca.

L’articolazione dell’anca, o semplicemente anca, è un’articolazione che si trova nel bacino che collega il tronco agli arti inferiori e ci permette di stare in posizione eretta, camminare e correre. È una delle articolazioni più importanti del corpo umano e fa parte della famiglia delle enartrosi. Le enartrosi sono strutturate in modo tale che una parte di osso convessa si appoggi o incastri in una parte di un osso concava. Ciò permette all’articolazione, insieme ai legamenti e ai muscoli che la costituiscono e che tengono insieme le due parti, di avere una mobilità molto più ampia rispetto alle altre tipologie di articolazione e una forte stabilità.

Le ossa che la costituiscono sono il femore, costituita a sua volta dalla testa – la parte rotonda del femore che si incastra nel bacino – e dal collo del femore, e l’acetabolo, la cavità del bacino in cui si inserisce la testa del femore. L’intera articolazione è circondata da liquido sinoviale e cartilagine, per impedire che le ossa, a causa dello sfregamento continuo tra loro, si deteriorino.

Talvolta l’articolazione dell’anca può subire deterioramenti e danni che difficilmente si possono risolvere in via definitiva, compromettendo notevolmente l’autonomia del paziente. Quando i danni diventano gravi e cronici è possibile ricorrere ad un intervento chirurgico di protesi all’anca, in cui la protesi sostituisce l’articolazione non più funzionale.

Protesi all’anca: quali sono le cause di danneggiamento dell’anca?

Le cause di un danno all’anca tali per cui è necessario installare una protesi possono essere diverse. Tra queste, le principali sono l’artrosi, l’artrite reumatoide e la frattura.

L’artrosi, o osteoartrosi, è una patologia cronica di tipo degenerativo che porta alla progressiva perdita delle componenti strutturali delle articolazioni. L’articolazione perde cartilagine articolare che viene sostituita da tessuto osseo: questo processo provoca dolore e limitazione dei movimenti. La patologia è strettamente correlata all’età, e raggiunge il suo picco di incidenza tra i 75 e gli 80 anni circa. Nel caso dell’anca, l’articolazione perde cartilagine a causa dello sfregamento continuo delle sue componenti, per questo è anche chiamata patologia “da usura”. La parte dell’anca più esposta è l’acetabolo, perché è qui che c’è una maggiore sollecitazione quando siamo in posizione eretta. L’artrosi, infatti, è una malattia che colpisce proprio le sedi che sono più sottoposte al carico.

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica e sistemica di origine autoimmune, tipica dell’età adulta ma meno diffusa dell’artrosi. Colpisce prevalentemente le articolazioni, ma essendo sistemica può colpire anche gli organi. Si sviluppa perché uno o più eventi ambientali scatenano nel soggetto un’anomala risposta auto-immune: il sistema immunitario, piuttosto che difendere l’organismo, colpisce le articolazioni causando infiammazione cronica e danni articolari.

Le fratture ossee consistono nella rottura delle ossa in più frammenti. La frattura dell’anca è piuttosto comune nelle persone anziane, specie in quelle che hanno artrosi o artrite reumatoide, e possono verificarsi a seguito di un episodio traumatico, come urti e cadute. L’episodio traumatico che porta a frattura può colpire anche soggetti di giovane età, anche se, proprio per la maggiore resistenza ed elasticità delle ossa, è più difficile che il danno porti a dover necessariamente installare una protesi.

L’intervento della protesi all’anca: in cosa consiste?

Come detto in precedenza, l’intervento chirurgico di protesi dell’anca è una scelta che riguarda maggiormente i pazienti in età avanzata ed è molto più raro che lo stesso trattamento sia applicato ad un paziente in giovane età. L’intervento consiste nella sostituzione totale dell’articolazione danneggiata o di alcune sue parti con una protesi e mira a ridurre il dolore, recuperare la mobilità articolare, le capacità motorie del paziente e migliorarne le condizioni di vita.

Possiamo distinguere due tipologie di operazione:

  • endoprotesi, quando la sostituzione è esclusiva della componente femorale o acetabolare;
  • artroprotesi, quando l’operazione prevede la sostituzione di tutte le componenti dell’articolazione dell’anca.

A seconda di queste due alternative, varieranno anche le tipologie di protesi installate dal chirurgo, di cui parleremo più avanti.

L’intervento di protesi all’anca si esegue generalmente in anestesia totale. Sono rari i casi in cui si procede con anestesia locale, in quanto il paziente sarebbe comunque incosciente a causa dei forti sedativi che dovrebbe assumere.

L’operazione chirurgica dura generalmente da 1 ora a 1 ora e mezza, e consiste nell’incisione dell’anca, alla quale segue la rimozione dell’articolazione danneggiata (o parte di essa) e la sua sostituzione con l’articolazione artificiale o protesi.

Grazie all’intervento è possibile recuperare la mobilità dell’articolazione, mettere fine alle sensazioni di dolore e migliorare generalmente la qualità della vita del paziente.

Quali tipologie di protesi all’anca possono essere installate?

È doveroso fare un breve approfondimento sulle diverse tipologie di protesi tra le quali il chirurgo può scegliere. Nonostante ne esistano molte tipologie diverse, le possiamo raggruppare in 3 categorie:

  • protesi completa: è una protesi che sostituisce interamente l’articolazione. È costituita da diverse componenti. In primis, dalla coppa, che va inserita nel bacino e sostituisce l’acetabolo, al quale viene agganciato l’inserto della protesi. Nell’inserto della protesi sarà collocata la testa dello stelo. La coppa e la testa dello stelo possono essere fissate utilizzando del cemento acrilico oppure attraverso un meccanismo di incastro a pressione: nel primo caso la protesi è detta “cementata”, nel secondo “non cementata”. La protesi prosegue con lo stelo, la sua parte più lunga, che sostituisce parte del femore e viene saldata alla parte di esso che rimane.
  • protesi di rivestimento: è una protesi che prevede la conservazione della testa del femore originaria e l’applicazione di un rivestimento metallico nell’acetabolo.
  • protesi a stelo corto: è una protesi simile alla protesi completa, ma ha uno stelo notevolmente più corto, di conseguenza la porzione di femore rimossa è molto inferiore.

Le protesi di rivestimento e a stelo corto hanno il vantaggio di essere meno invasive, ma lo svantaggio di essere meno efficienti rispetto a quella classica: sono infatti più soggette a distacco.

La scelta del tipo di protesi e del materiale di cui sarà composta è una valutazione che spetta al chirurgo sulla base di fattori quali l’età del paziente, il sesso, il peso, eventuali allergie ai materiali della protesi, la patologia che ha scatenato la necessità di ricorrere alla protesi all’anca.

Per esempio, tendenzialmente se l’età del paziente è avanzata si decide se scegliere una protesi cementata, se invece il soggetto è in giovane età si valuta una protesi non cementata, che può essere rimossa e sostituita più facilmente.

Dopo l’intervento della protesi anca: come recuperare?

Se l’intervento chirurgico è importante per risolvere il problema, il recupero con la fisioterapia è tra le fasi più delicate e fondamentali per raggiungere un ottimo risultato.

La riabilitazione avviene solitamente a partire dalle 24/48 ore successive all’operazione, in cui il paziente è necessario che resti in posizione supina a letto, posizionando l’arto operato in una valva di gommapiuma per mantenerlo allineato.

Una volta rimossi i drenaggi, ha inizio il programma di riabilitazione. È fondamentale in questa fase essere accuratamente seguiti da professionisti adeguatamente formati e preparati, come i fisioterapisti del centro Ds cares, affinché il percorso riabilitativo porti a un recupero ottimale della mobilità dell’articolazione.

I primi esercizi, durante i giorni successivi all’intervento di protesi all’anca, sono sia passivi che attivi. L’obiettivo della fisioterapia è quello di far recuperare l’escursione articolare dell’anca operata. Inizialmente la deambulazione sarà effettuata mediante un deambulatore, per passare gradualmente alle stampelle, fino poi a toglierle completamente.

L’importanza della fisioterapia in questa fase di recupero è nell’indirizzare il paziente alla corretta modalità di mobilizzazione dell’arto operato. Questo consente di prevenire episodi di lussazione della protesi.

Sottoporsi ad un percorso fisioterapico dopo un intervento di protesi all’anca è indispensabile non solo per giungere ad un recupero ottimale ma anche per avere delle linee guida utili nelle fasi successive all’operazione per evitare recidive.

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