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capsulite adesiva spalla congelata

Spalla congelata | La capsulite adesiva: cos’è?

Spesso chiamata “Spalla congelata”, la capsulite adesiva è una patologia infiammatoria che porta gradualmente a perdere la mobilità della spalla, nello specifico dell’articolazione gleno-omerale. Questa patologia è caratterizzata da dolore ingravescente, tanto da diventare invalidante con tempi di recupero lunghi e difficili da stabilire. I pazienti arrivano a non compiere i gesti più semplici, a causa del dolore costante che disturba anche il riposo notturno.

In questo articolo potrai scoprire cos’è la capsulite adesiva, quali sono le sue cause e i fattori di rischio e come prevenirla e curarla.

Che cos’è la capsulite adesiva?

La capsulite adesiva, chiamata anche spalla congelata, è una patologia di tipo infiammatorio che comporta la formazione di aderenze tra la capsula articolare e il collo anatomico dell’omero, e porta alla perdita di mobilità della spalla.

La spalla è un’articolazione molto complessa ed è la più mobile del nostro corpo: può compiere infatti un numero elevatissimo di movimenti (adduzione e abduzione, elevazione e rotazione) rispetto alle altre articolazioni. Tuttavia, proprio per questo motivo è anche l’articolazione del corpo più instabile e fragile.

Essa è formata da tre parti: omero, scapola e clavicola. Queste parti sono collegate tra loro da diversi legamenti. In particolare, quella che ci interessa nel caso della capsulite adesiva, è l’articolazione gleno-omerale che si trova tra omero e scapola. Tale articolazione è rivestita da un manicotto di tessuto connettivo denso ed elastico chiamato capsula articolare che ha la funzione, assieme all’apparato muscolare, di avvolgere l’articolazione rendendola stabile.

I fenomeni infiammatori (chiamati sinovite) della capsula articolare, una volta cronicizzati, possono portare nel tempo all’inspessimento dei tessuti articolari che, come conseguenza, porta alla formazione di un attrito tra le parti quando sono in movimento. L’aumento di attrito, a cascata, porta a un processo di cicatrizzazione (fibrosi ritraente) che porta all’aumento dei processi infiammatori. Tale situazione porta il corpo a produrre alcune cellule chiamate fibroplasti e miofibroplasti che vanno a costituire delle fasce fibrose che irrigidiscono la spalla, fino alla possibilità di giungere ad un blocco completo (congelamento) dell’articolazione, da cui il nome “spalla congelata”, in inglese frozen shoulder.

È possibile fare una distinzione tra due forme di capsulite:

  • Primaria, o idiopatica: ha un esordio spontaneo e graduale, nell’arco di qualche settimana. Si presenta come unilaterale, anche se nel giro di qualche anno può arrivare a colpire entrambe le spalle. Non ha un percorso d’insorgenza chiaro e ben definito: inizia con un dolore improvviso che diventa gradualmente, nei giorni a seguire, sempre più intenso e acuto, riducendo di molto il movimento;
  • Secondaria: ha un esordio imputabile a cause note, e si verifica come “conseguenza” imputabile a quelle cause (fratture, traumi, distorsioni). Generalmente interessala spalla del lato dominante.

Quali sono le cause della capsulite adesiva?

Le possibili cause d’insorgenza della capsulite, come detto poco sopra, sono molteplici e diverse. In realtà più che di vere e proprie “cause” possiamo parlare di fattori predisponenti o facilitanti. Tra questi possiamo annoverare:

  • Predisposizione personale del paziente all’infiammazione cronica delle articolazioni;
  • Scompensi ormonali:
  • Malattia della tiroide (iper o ipotiroidismo);
  • Sindromi da immunodeficienza;
  • Malattie neurologiche;
  • Condizioni che predispongono alla formazione di aderenze come: periodi di riposo prolungato con immobilizzazione della spalla, traumatismi o lesioni dell’articolazione, interventi chirurgici recenti all’articolazione.

Altri fattori predisponenti sembrano essere il diabete mellitto, il morbo di Parkinson e l’avere patologie cardiache: non si conoscono adeguatamente le motivazioni, ma i soggetti che presentano queste caratteristiche hanno statisticamente più probabilità di sviluppare la capsulite adesiva.

Ultimo fattore predisponente, ma non per importanza, è il sesso biologico: gli studi confermano che siano le donne, specie tra i 35 e i 60 anni, ad essere più soggette degli uomini a contrarre la sindrome della spalla congelata.

Quali sono i sintomi della capsulite adesiva?

I sintomi principali della spalla congelata, in fase di esordio, consistono in una limitazione al movimento della spalla, nella maggior parte dei casi quella non dominante, a causa di un dolore intenso e continuo, correlato a volte a gonfiore nella zona, quando si è a riposo, che diventa insopportabile con il movimento e si intensifica durante la notte. Anche radersi, pettinarsi o allacciarsi il reggiseno possono diventare attività molto difficili da compiere con questa patologia.

La sintomatologia della capsulite adesiva passa tendenzialmente per tre fasi:

  • Fase di congelamento (fase dolorosa): è la fase iniziale caratterizzata dalla comparsa di un dolore improvviso e acuto alla spalla e che tende ad aumentare progressivamente. In questa fase, che dura dai 2 ai 9 mesi, muovere l’arto diventa man mano sempre più difficile proprio a causa del dolore. Il paziente che si trova in fase di congelamento tende a trascurare il dolore e minimizzarlo, convinto che prima o poi passerà;
  • Fase della rigidità: è il momento in cui si assiste ad una diminuzione del dolore ma anche dei movimenti che si possono compiere. Interessa in particolar modo i movimenti di abduzione e rotazione, che diventano quasi impossibili, e dura generalmente da 4 a 9 mesi;
  • Fase di scongelamento: è la fase in cui si assiste allo “scongelamento”, appunto, della spalla, ottenuto solo tramite fisioterapia e terapia antalgica. L’articolazione riprende lentamente a funzionare fino al recupero, a seconda dei casi, totale o parziale della mobilità. Tale recupero avviene in un lasso di tempo che varia da paziente a paziente, e si attesta tra i 6 mesi e i 2 anni.

Diagnosi: Come essere certi di avere la capsulite adesiva?

Per la diagnosi di capsulite adesiva è necessaria la visita ortopedica presso il medico specialista che verificherà inizialmente attraverso un esame fisico la mobilità dell’articolazione e la capacità di effettuare movimenti attraverso manovre specifiche, tenendo bloccata la scapola. L’ortopedico valuta inoltre l’intensità del dolore provato dal paziente al movimento sia attivo che passivo: la presenza di dolore permette di eliminare altre cause come una lesione della cuffia dei rotatori.

All’esame fisico viene spesso accompagnata l’ecografia, un esame strumentale di imaging che permette di andare a fondo al fine di:

  • Escludere altre patologie all’origine del dolore del paziente;
  • Individuare eventuali piccole fratture di trochite;
  • Verificare la presenza di sinovite articolare.

Potrebbe essere necessario integrare con una radiografia (rx) e/o risonanza magnetica nucleare (RM), le quali possono aiutare a escludere la presenza di altre patologie che si presentano con gli stessi sintomi: artrosi di spalla, tendinopatia calcifica, o lesioni tendinee.

Una volta effettuati le visite e gli esami strumentali necessari, a seconda del proprio caso, l’ortopedico è in grado di diagnosticare la capsulite adesiva.

È possibile curare la capsulite adesiva con la fisioterapia?

Per prima cosa è necessario sottolineare che i tempi di recupero dalla capsulite adesiva sono tendenzialmente lunghi. Nonostante ciò, è fondamentale far notare che la tempestività della diagnosi può fare davvero la differenza sul decorso della malattia, riducendo il suo impatto nella vita del paziente. Proprio per questo, come scritto in precedenza, non bisogna mai minimizzare e sottovalutare il sintomo del dolore costante quando si è nella fase di congelamento.

In prima battuta, nella fase dolorosa della malattia, potrebbe essere necessaria una cura farmacologica a base di antinfiammatori come l’ibuprofene o il naprossene sodico per ridurre il dolore e l’infiammazione. In casi più gravi, potrebbe essere necessario praticare infiltrazioni locali di cortisone.

A fare la differenza è la fisioterapia: la vera cura della capsulite adesiva. Gli interventi che i professionisti del centro DS Cares Eur Torrino Mezzocammino consigliano variano da caso a caso, e iniziano spesso da una prima fase di trattamenti strumentali per limitare il dolore.

Nella fase dolora della malattia, accanto alla cura farmacologica, può prendere avvio un trattamento strumentale consistente in tecarterapia e laser, al fine di aiutare il corpo ad avviare il processo riparativo. La terapia strumentale “prepara” il corpo ad affrontare la seconda fase, in cui si svolgono esercizi e terapie manuali che hanno l’obiettivo di recuperare la mobilità articolare attraverso esercizi di allungamento e mobilizzazione. Tali esercizi, protratti nel tempo, possono avere anche finalità preventiva e di evitamento della recidiva.

È bene far notare che nel caso in cui si abbia la capsulite adesiva, degli esercizi svolti in modo sbagliato o in modalità “fai da te”, senza il supporto di personale qualificato, potrebbero causare una nuova infiammazione o addirittura peggiorare il proprio quadro clinico. Per questo motivo, è molto importante rivolgersi a fisioterapisti competenti e attenti che sappiano creare un programma di attività che sia incisivo ma conceda allo stesso tempo alla spalla i giusti tempi di recupero.

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