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Lesione del menisco ecco come la fisioterapia può aiutare

Lesione del menisco: ecco come la fisioterapia può aiutare

Quando ci troviamo di fronte ad una lesione del menisco, le domande più frequenti che ci si pone sono se operare, non operare, rimuovere totalmente oppure suturare. Ma partiamo da una definizione. I menischi, che si trovano all’interno del ginocchio, sono due strutture composte da fibrocartilagine e sono caratterizzati da una forma a “C”. Il menisco interno è chiamato mediale, quello esterno si definisce laterale e servono a dare stabilità al ginocchio, oltre che a funzionare da cuscinetti ammortizzatori tra femore e tibia.

Come avviene la lesione del menisco

Il menisco si può lesionare in due modi differenti: ci sono le lesioni traumatiche, ossia quelle provocate da distorsioni o traumi diretti al ginocchio e ne sono soggetti soprattutto i giovani sportivi; e poi ci sono le lesioni degenerative, più comuni nei pazienti di età avanzata, causate dall’usura articolare.

Le lesioni al menisco si distinguono, inoltre, in base alla sede e alla forma. Per quanto riguarda la sede ci sono le lesioni del corno posteriore, quelle del corno anteriore e le lesioni del corpo meniscale. Invece, prendendo in considerazione la forma, si distinguono in lesioni longitudinali, radiali, orizzontali, con flop meniscale (quando un frammento del menisco è instabile e si muove con il movimento del ginocchio) e, infine, lesioni a manico di secchio (che provocano un blocco articolare del ginocchio).

Può capitare che quando si lesiona un menisco, si lesionino anche i legamenti, soprattutto il legamento crociato anteriore (LCA).

I sintomi

Un soggetto affetto da lesione meniscale presenta sintomi quali gonfiore, dolore e ginocchio bloccato. Se si tratta di lesioni traumatiche si avverte subito un dolore acuto mentre quelle degenerative iniziano con un dolore moderato che va ad aumentare nel tempo. Una volta riconosciuti i sintomi, è importante trattare subito il trauma, in quanto si rischia che un pezzo di menisco si stacchi e vada alla deriva nell’articolazione, bloccando il ginocchio.

Diagnosi

Per diagnosticare una lesione al menisco si effettuano dei test clinic e successivamente si sottopone il paziente ad una risonanza magnetica che permette di avere un quadro completo dalla morfologia del ginocchio e di dare, quindi, una diagnosi più precisa.

Come trattare una lesione del menisco

La terapia, ovviamente, varia a seconda del tipo di lesione. Si può procedere con una terapia di tipo conservativo oppure, nei casi più critici, si ricorre all’intervento chirurgico.

La terapia conservativa è finalizzata alla cura dei sintomi legati a lesioni di tipo degenerativo, quindi dolore e gonfiore, e si avvale dell’utilizzo di antinfiammatori, antidolorifici o la crioterapia, ovvero l’applicazione di ghiaccio.

Inoltre, al fine di alleviare i sintomi, si ricorre spesso alla fisioterapia, sia per migliorare la mobilità articolare del ginocchio, sia per potenziare il quadricipite, che è il muscolo più importante della coscia. Una delle terapie strumentali più indicate, che eseguiamo nel nostro centro specializzato DS Cares, è la Tecarterapia. Questo macchinario permette di stimolare il sistema emo-linfatico potenziando gli effetti della terapia manuale. Il calore generato indirettamente dal dispositivo Tecar aiuta il paziente a migliorare più velocemente, incrementando la temperatura interna del corpo, il microcircolo e la vasodilatazione nel punto trattato. Il dolore diminuisce sin dalle prime sedute e senza una sollecitazione invasiva: la piastra della Tecar viene avvicinata all'area da trattare e stimola i normali meccanismi riparativi e antinfiammatori.

Oltre alla terapia strumentale, è spesso indispensabile trattare manualmente il ginocchio con mobilizzazioni articolari, allungamento muscolare, tecniche manipolative specifiche esercizi di stabilità.

La terapia post operatoria, invece, è finalizzata al recupero del tono muscolare e alla ripresa di qualsiasi tipo di attività in modo graduale, per evitare un nuovo infortunio. Gli esercizi funzionali e di propriocezione permettono all’arto inferiore interessato di riprendere le capacità precedenti all’infortunio.

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    Lesione del legamento del crociato anteriore

    Lesione del legamento crociato anteriore

    Il legamento crociato anteriore (LCA) è un legamento fondamentale dell’articolazione del ginocchio, che insieme al legamento crociato posteriore, uniscono la superficie inferiore del femore a quella superiore della tibia.

    La funzione principale del legamento crociato anteriore è quella stabilizzare il ginocchio in modo da evitare lo spostamento in avanti della tibia rispetto al femore. Nello specifico, il legamento crociato anteriore ricopre due importanti funzioni: prevenire l'iperestensione del ginocchio, limitando l'eccessivo movimento in avanti della tibia, e limitare la rotazione interna della tibia.

    In che modo avviene la lesione

    La lesione del legamento del crociato anteriore è un grave infortunio a carico del ginocchio che può sopraggiungere a seguito di una distorsione oppure di una rotazione forzata della tibia rispetto al femore. Questo genere di lesione può essere isolata o associata a lesione dei menischi e di altri legamenti dello stesso ginocchio. Tale infortunio compromette la stabilità dell’articolazione del ginocchio e ne pregiudica il funzionamento, rendendo impossibili attività come ad esempio la corsa.

    I sintomi

    Quando un individuo è soggetto ad una lesione del legamento del crociato anteriore, avverte un dolore acuto, seguito da impossibilità di movimento che può variare a seconda del grado della lesione e del successivo gonfiore da versamento intrarticolare. Il dolore e il gonfiore possono risolversi spontaneamente in qualche giorno, tuttavia il ginocchio rimarrà instabile e il ritorno alla completa funzionalità dell’articolazione senza un adeguato trattamento può diventare causa di ulteriori danni al ginocchio.

    La diagnosi

    Per una lesione del legamento del crociato anteriore si effettua sia una diagnosi clinica che strumentale. In un primo momento, il ginocchio appare gonfio e dolente quindi, essendo complesso da esaminare in questa fase, si esegue una aspirazione del liquido articolare per ridurre la tensione e alleviare il dolore. In una seconda fase si effettuano delle radiografie standard al ginocchio al fine di avere un quadro più chiaro sull’entità della lesione ed escludere eventuali fratture associate.

    Quando, dopo alcuni giorni, i sintomi migliorano e si assiste ad una leggera ripresa del movimento, si passa ai test clinici che evidenziano un incremento della lassità anteriore della tibia rispetto al femore. Per una diagnosi completa, infine, si effettua una risonanza magnetica.

    Trattamento della lesione del legamento del crociato anteriore

    Il trattamento per la rottura del legamento del crociato anteriore varia a seconda delle esigenze individuali del paziente. Ad esempio, il giovane atleta richiederà molto probabilmente un intervento chirurgico per tornare in sicurezza e il più rapidamente possibile a svolgere il suo sport; l’individuo meno attivo, di solito soggetti anziani, può invece essere in grado di tornare a un normale stile di vita anche senza un intervento chirurgico.

    In ogni caso, appena avvenuto il trauma è consigliabile immobilizzare il ginocchio per ridurre il dolore, tenerlo in scarico deambulando con due stampelle e mantenere del ghiaccio per periodi di tempo ripetuti. Tuttavia, l’immobilizzazione del ginocchio deve essere mantenuta il meno possibile stimolando il paziente a recuperare quanto prima tutto il movimento del ginocchio e iniziare un immediato trattamento fisioterapico per la ripresa funzionale.

    Nel caso di un intervento chirurgico, il paziente dovrà affrontare delle sedute di fisioterapia sia nel pre che nel post operatorio. Nella fase pre-operatoria, al fine di ridurre il dolore, si può utilizzare la Tecarterapia per stimolare la circolazione sanguigna e linfatica. Si possono fare caute mobilizzazioni per mantenere un buon range di  movimento e si può stimolare il rinforzo del quadricipite per mantenere il trofismo e un buon tono muscolare.

    In fase post-operatoria, invece, il paziente viene gestito sia dall’ortopedico per controlli periodici, che dal fisioterapista per la rieducazione motoria e del gesto funzionale. Già a partire dal secondo giorno il paziente, sotto indicazione ortopedica, può iniziare esercizi isometrici e di mobilizzazione passiva. Potrà camminare con stampelle sfiorando il piede a terra appena possibile.

    Come per il pre-operatorio si gestisce gonfiore e dolore con terapia fisica e ghiaccio. Tra le terapie fisiche che effettuiamo qui al centro DS Cares, la Laserterapia e la Tecarterapia danno buoni risultati e penetrano fino all’interno dell'articolazione. L’obiettivo della fisioterapia è quello di riorganizzare la struttura, eliminare il dolore e aumentare la funzione. Il fisioterapista, inoltre, può istruire il paziente su come lavorare a casa per rinforzare i muscoli della coscia e come aumentare la funzionalità del ginocchio.

    I tempi di recupero generalmente si aggirano tra i 6 e i 12 mesi, al termine dei quali il paziente può tornare ad effettuare qualsiasi tipo di attività, eventualmente anche quella agonistica

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      Artrodesi procedura e riabilitazione

      Artrodesi: procedura e riabilitazione

      L'artrodesi è l'operazione chirurgica di fusione degli elementi ossei di un'articolazione del corpo umano che da mobile diventa semimobile o rigida, alla quale si ricorre quando si presenta un serio danno articolare e i trattamenti conservativi per alleviare il dolore sono inefficaci.

      Breve cenno sulle articolazioni

      Le articolazioni, circa 360, sono strutture anatomiche, che mettono in reciproco contatto due o più ossa, in modo tale che lo scheletro possa adempiere alla sua funzione di sostegno, mobilità e protezione. Si suddividono in: articolazioni fibrose, prive di mobilità, come il cranio; articolazioni cartilaginee, con scarsa mobilità, legate dalla cartilagine come le vertebre della colonna vertebrale; articolazioni sinoviali, caratterizzate da grande mobilità come le articolazioni della spalla, del ginocchio o della caviglia.

      L’artrodesi può interessare diverse articolazioni del corpo, in particolar modo caviglia, polso e intervertebrali. Più raramente, si effettua sulle articolazioni delle mani, dei piedi

      Quando è necessaria l’artrodesi?

      I medici prendono in considera l’artrodesi come trattamento chirurgico quando è presente un grave danno osteo-articolare per cui le terapie conservative non sono sufficienti. L’obiettivo dell’intervento è ridurre la sintomatologia dolora, eliminando l’articolazione dolente.

      Le condizioni che richiedono tale tipologia di intervento possono essere di varia natura: forme gravi di artrite, come artrosi o artrite reumatoide; fratture osteo-articolari; deformità osteo-articolari, quali artrite reumatoide o diabete che, se in fase acuta, non permettono al soggetto di camminare a causa del dolore provocato.

      Procedura

      Prima di procedere con l’intervento di artrodesi, il paziente deve sottoporsi ad una serie di esami e controlli medici, a fronte di un colloquio col chirurgo che svolge l’operazione in cui espone le caratteristiche e le implicazioni dell’intervento. Solitamente, gli esami pre-operatori consistono in: analisi del sangue, analisi delle urine, analisi dei parametri vitali, elettrocardiogramma e radiografia dell’articolazione che dovrebbe essere oggetto d’intervento.

      L'operazione di artrodesi può essere svolta secondo due modalità differenti: tramite un intervento "a cielo aperto", dove si procede con un'incisione di diversi centimetri nell'area anatomica in cui risiede l'articolazione d'interesse, oppure tramite un intervento di artroscopia, una procedura meno invasiva, che permette ai chirurghi di accedere a un'articolazione, mediante incisioni decisamente più piccole di quelle praticate in occasione degli interventi di chirurgia tradizionale "a cielo aperto". In entrambi i casi, poco prima che abbia inizio la procedura vera e propria, è indispensabile sottoporre il paziente all'anestesia generale.

      A prescindere dalla modalità d'intervento adottata, la fusione chirurgica di un'articolazione può avvenire mediante l'applicazione di viti, perni, impianti metallici, i cosiddetti fili di Kirschner e trapianti di tessuto osseo.

      Recupero e riabilitazione

      La fase di recupero e riabilitazione a seguito di un intervento di artrodesi dipende dall’articolazione in oggetto e dalle modalità dell’operazione. In generale, per recuperare completamente sono necessarie diverse settimane, durante le quali il paziente dovrà sottoporsi a radiografie periodiche per monitorare l’articolazione operata.

      Al termine di un intervento di artrodesi, l'articolazione operata presenta una mobilità notevolmente ridotta, rispetto a prima dell'operazione e rispetto a quando l'articolazione era sana.

      Lo studio specialistico DS Cares, offre ai pazienti la possibilità di seguire un percorso di riabilitazione con esercizi di fisioterapia mirati al recupero della mobilità dell’articolazione sottoposta all’intervento.

      Lo studio, oltre a proporre esercizi di fisioterapia post artrodesi, si occupa anche di: laser terapia, tecarterapia, ultrasuonoterapia, terapie strumentali che grazie a calore, luce, elettricità onde elettromagnetiche e ultrasuoni aiutano a curare la patologia laddove le terapia manuali non fosse sufficienti.

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        Sindrome di De Quervain

        Sindrome di De Quervain

        La sindrome di De Quervain, che prende il nome dal chirurgo svizzero che la descrisse, è un'infiammazione della guaina che riveste due dei tendini che fanno muovere il pollice.

        Questa infiammazione è detta tenosinovite, ed i tendini interessati sono  l'abduttore lungo e l'estensore breve del pollice. I tendini, che provengono dall'avambraccio, arrivati al polso passano all'interno di una guaina che sta alla base del pollice.

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        La sindrome del piriforme

        La sindrome del piriforme

        La sindrome del piriforme indica un insieme di segni e sintomi tra cui un dolore intenso del gluteo che tende ad irradiarsi come un formicolio verso la gamba e che aumenta durante la posizione seduta.

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        Il bacino fratture e riabilitazione

        Il bacino: fratture e riabilitazione

        Le fratture del bacino, ossia quel distretto osseo che collega il tronco agli arti inferiori, sono principalmente causate da traumi diretti: una caduta a terra, un colpo diretto al bacino, oppure un incidente stradale. Gli anziani sono i soggetti più a rischio a queste tipologie di fratture, per loro è sufficiente una semplice caduta in casa, proprio perché la posizione stessa del bacino lo espone ad essere uno dei primi elementi di contatto nel caso di una caduta improvvisa.

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        Patologie e dolori da postura sbagliata

        Patologie e dolori da postura sbagliata

        La postura è l’adattamento di ogni individuo all’ambiente fisico, psichico ed emozionale. Più semplicemente, è il modo con cui il corpo reagisce alla forza di gravità.

        Esistono differenti tipologie di posture, che variano a seconda della posizione - in piedi, seduta, sdraiata - dal tipo di movimento che si sta eseguendo e dalla persona presa in esame. Alcune posture sono più o meno ergonomiche, vale a dire che fanno spendere meno energie al nostro organismo per essere mantenute.

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        Sinovite al ginocchio sintomi cause e terapia

        Sinovite al ginocchio: sintomi, cause e terapia

        La sinovite è una patologia infiammatoria, acuta o cronica, che agisce sulla membrana sinoviale, il tessuto che riveste l'interno delle articolazioni, producendo una maggiore quantità di liquido sinoviale, la cui funzione è di lubrificare al fine di evitare l’attrito del menisco, del femore e della tibia.

        I sintomi della sinovite sono caratterizzati da dolore, gonfiore, aumento della temperatura del ginocchio e difficoltà di movimento dell’articolazione. Le cause di un’infiammazione sinoviale possono essere diverse, tra cui infezioni o malattie reumatiche.

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        Tecarterapia il rimedio a problemi muscolari

        Tecarterapia: cos’è e quando utilizzarla

        Anche se per patologie differenti, chi ha sofferto di problemi muscolari o del sistema osteo-articolare probabilmente ha dovuto fare i conti con la fisioterapia. Oltre le terapie manuali, ci sono trattamenti differenti che hanno un riscontro fisico molto efficace. Uno dei più prescritti in Italia è la Tecarterapia, una forma di elettroterapia e diatermia a contatto combinata. A tutti gli effetti una pratica medica, la tecarterapia applica energia elettromagnetica ai tessuti biologici. Ma per quali patologie nello specifico viene utilizzata? E come agisce sul problema?

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        Lombosciatalgia riconoscere e trattare il disturbo

        Lombosciatalgia: riconoscere e trattare il disturbo

        Un dolore che si irradia dalla zona lombare fino al gluteo: è lombalgia o lombosciatalgia? Sono spesso confuse, ma la lombosciatalgia – che molti chiamano anche sciatica – parte dall’infiammazione del nervo sciatico e colpisce l’apparato muscolo-scheletrico. È un fastidio che capita spesso ed è comune, parte come una qualsiasi forma di mal di schiena ma arriva a volte persino a coinvolgere i piedi. Il protagonista del disturbo è il nervo sciatico che si estende lungo l’asse postero-laterale del gluteo e della gamba.

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        Condropatia rotulea curare con risultato

        Condropatia rotulea: curare con risultato

        I fastidi del ginocchio sono una condizione che in un modo o nell’altro coinvolgono tutti, ma dietro ogni caso c’è un problema e una situazione differente. Per questo riconoscere subito la causa del dolore al ginocchio aiuta a curarsi meglio, come nel caso della diagnosi di condropatia rotulea.

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        Colpo della strega conoscere il disturbo per agire meglio

        Colpo della strega: conoscere il disturbo per agire meglio

        Chi soffre di mal di schiena ha un grande incubo: il colpo della strega. Ne abbiamo sentito parlare tutti, ed è una delle forme di mal di schiena che comporta il dolore più acuto. Soprattutto a seguito di abitudini e stili di vita scorretti i dati sul dolore muscolo scheletrico e sul mal di schiena, sono in continua crescita. E il disturbo del “colpo della strega” è più frequente di quello che si immagina. Ma di cosa si tratta?

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        Dolore al ginocchio conoscere il problema e la cura giusta

        Dolore al ginocchio: conoscere il problema e la cura giusta

        Il dolore al ginocchio è un problema che molti riscontrano, ma le cause sono varie e di diversa entità. Bisogna innanzitutto comprendere che il dolore al ginocchio è un sintomo, di cui è fondamentale individuare le cause.

        A sua volta, è necessario conoscere la patologia che riguarda il ginocchio per scegliere la terapia e la cura più adatta.

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        Mal di testa i sintomi e i rimedi

        Mal di testa: i sintomi e i rimedi

        Tra le condizioni più fastidiose il mal di testa è anche tra le più diffuse. Circa il 47% della popolazione mondiale accusa il mal di testa, ma non è sempre facile affrontare il problema se non si conoscono le cause. Non tutti i mal di testa sono uguali, riconoscere l’entità del proprio fastidio aiuta ad affrontarlo in maniera mirata ed efficace. Questo articolo vuole informare i nostri lettori sui possibili rimedi, come quelli fisioterapici, che in alcuni casi risolvono il problema del mal di testa con una risoluzione definitiva.

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        risonanza magnetica nucleare eur torrino mezzocammino

        Risonanza magnetica e fisioterapia

        La RM, Risonanza Magnetica, è uno dei metodi con cui possiamo diagnosticare tante delle problematiche che riguardano il nostro corpo, tra cui le problematiche dell’apparato muscolo scheletrico. Fornisce immagini dettagliate dei tessuti molli e dei tessuti duri, ed è essenziale per la diagnosi in molti campi della medicina: traumatologia, oncologia, ortopedia, etc. La correlazione tra Risonanza Magnetica e fisioterapia è molto semplice, ma di fondamentale importanza: serve al fisioterapista per aver chiaro l’aspetto, lo stadio e la natura della problematica del paziente, per permettere di stabilire gli step necessari a risolvere o migliorare la sua situazione attraverso un trattamento specifico.

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        La radiografia RX perché importante in fisioterapia

        La radiografia (RX): perché è importante in fisioterapia

        La radiografia (RX) o esame radiologico è lo strumento con cui è possibile ottenere immagini che mostrano lo stato di salute dell’apparato scheletrico del nostro corpo grazie all’utilizzo delle radiazioni elettromagnetiche di tipo X. L’RX viene effettuato per tenere traccia di eventuali degenerazioni ossee come quelle causate dall’artrosi, alterazioni infiammatorie come l’artrite, lesioni ossee in generale.

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        borsite sierosa olecranica fisioterapia

        Cos’è la borsite sierosa olecranica e come si cura

        La Borsite sierosa Olecranica è un’infiammazione della borsa sierosa olecranica (nella parte posteriore del gomito sotto la pelle), che causa un ispessimento fibrotico della zona. La borsite si distingue in vari tipi in base allo stadio in cui si trova e alla virulenza dei germi che l’hanno causata.

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        fisioterapia per l’artrite reumatoide

        La fisioterapia per l’artrite reumatoide

        L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni del corpo. Durante il decorso della malattia il paziente proverà dolore alle articolazioni colpite, con tumefazione e rigidità, che limiteranno gradualmente i movimenti articolari. La patologia colpisce prevalentemente le articolazioni in modo simmetrico, ma essendo sistemica può coinvolgere molti organi del corpo, per esempio cuore, polmone e reni. I più colpiti sono mani e piedi, polsi, spalle, ginocchia, caviglie, gomiti o rachide.

        Fattori di rischio

        Non è ancora chiara la causa dell’artrite reumatoide; sappiamo che la malattia colpisce principalmente le donne tra i 40 e i 60 anni, ma esiste anche l’artrite reumatoide giovanile o tardiva.

        Interessa l’1% della popolazione ed è meno comune dell’artrosi, che invece è una malattia correlata all’invecchiamento e avviene quando le cartilagini articolari iniziano a usurarsi.

        Cosa comporta?

        L’artrite reumatoide si presenta come un’infiammazione della membrana sinoviale, il guanto di rivestimento di un’articolazione e del liquido sinoviale che lubrifica quello specifico punto del corpo. Le cellule del sistema immunitario iniziano ad attaccare questa membrana, rilasciando sostanze che causano gonfiore e danni.

        Tra i primi sintomi che il paziente dovrà affrontare abbiamo stanchezza, malessere generale, febbre, perdita di peso, indolenzimento ai muscoli, secchezza di occhi e bocca, anemia, infiammazione dei tendini, presenza di piccoli nodi sotto la cute dei gomiti e degli avambracci (chiamati “noduli reumatoidi”).

        Solitamente questi sintomi non appaiono tutti insieme, ma pian piano che la malattia evolve. Per questo, per la sua diagnosi, oltre a radiografie ed ecografie articolari, ci saranno anche analisi di laboratorio mirate a verificare variazioni nell’organismo. I parametri da approfondire saranno: VES, PCR, il fattore reumatoide, gli Anticorpi anti-citrullina, la Sideremia-ferritina e Transferrina.

        Artrite reumatoide: terapie

        L’artrite reumatoide è una malattia cronica. Questo significa che non esiste purtroppo una cura che possa eliminarla del tutto dall’organismo. Ma è possibile ricorrere a terapie che possano controllarne i sintomi. Come terapia farmacologica verranno probabilmente consigliati immunosoppressori, antinfiammatori (FANS) e corticosteroidi. Un nuovo arrivato nel panorama delle terapie è rappresentato dai farmaci biologici. Come trattamento per tenere sotto controllo il decorso, invece, è consigliabile rivolgersi a un centro di fisioterapia.

        La fisioterapia per l’artrite reumatoide

        Quando si parla di problematiche alle articolazioni, possiamo ricorrere alle tecniche fisioterapiche. Anche se non possono curare la malattia, possono lavorare per migliorarne i sintomi e diminuire il disagio provato dal paziente nella vita di ogni giorno.

        Per combattere la progressiva tumefazione che provoca dolore alle articolazioni, possiamo accostare alla terapia farmacologica delle tecniche di fisioterapia per l’artrite reumatoide. Nelle prime fasi della malattia, saranno proposti esercizi di riabilitazione articolare per migliorare la mobilità delle articolazioni, aumentando anche la forza muscolare e la salute.

        Possono essere usati anche macchinari come la Tecarterapia o la laserterapia (Hilterapia), che aiutano nella riduzione dell'infiammazione e del dolore.

        La riabilitazione attraverso la fisioterapia per l’artrite reumatoide di DS Cares (che può essere effettuata anche a domicilio), punta a ridurre il dolore, prevenire i danni alle articolazioni colpite, rieducare il corpo a muoversi, ed evitare che si verifichino danni secondari a causa di atteggiamenti posturali errati per compensazione dei dolori.

        In base alla condizione del paziente e allo stadio di artrite reumatoide che lo specialista dovrà trattare, sarà stabilito un programma specifico.

        Quando la zona colpita sono i piedi o le mani, i primi trattamenti saranno mirati a far diminuire il dolore, e successivamente passeranno a esercizi per migliorare la postura, la forza muscolare e lo stato di salute in generale. Gli esercizi, spesso eseguiti con l’ausilio di ortesi per le dita, solette plantari, o altri mezzi per ridurre le deformità, serviranno a limitare la tumefazione e a mantenere le articolazioni colpite il più possibile attive, per contrastare l’irrigidimento tipico della malattia.

        Ma, come abbiamo visto, l’artrite reumatoide è una malattia sistemica, che interessa cioè tutti i muscoli e le ossa del corpo. Questo comporta, a lungo andare, degli effetti collaterali dovuti sia alla malattia che alla terapia farmacologica prolungata. Tra questi c’è l’ipotrofia, la riduzione del volume di un organo o di un tessuto, e l’ipostenia muscolare, la riduzione di forza in una determinata zona del corpo.

        Quindi la fisioterapia per l’artrite reumatoide dovrà riabilitare tutto il corpo nel suo insieme, offrendo al paziente un programma di attività fisica personalizzata da eseguire fianco a fianco al proprio fisioterapista.

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          Stenosi spinale e fisioterapia

          Stenosi spinale e fisioterapia

          Uno degli effetti dell’invecchiamento è la riduzione delle dimensioni ed un cambio della forma del canale vertebrale. La stenosi spinale è la patologia causata da questo restringimento che porterà al dolore in associazione ad altri sintomi. Vediamo di cosa si tratta e come possiamo trattare la stenosi spinale con la fisioterapia.

          Cos’è la stenosi spinale?

          Il canale vertebrale cambia nel corso degli anni. Possiamo immaginarlo più o meno come un “tubo” all'interno del quale passa il midollo spinale, da cui partono tutte le fibre nervose dirette ai vari distretti del corpo. Le fibre nervose escono ed entrano del canale vertebrale attraverso degli spazi chiamati forami vertebrali, che si vengono a creare dall'articolazione tra una vertebra e l'altra. Con il passare del tempo può capitare che i forami vertebrali e il canale vertebrale si restringano a causa di diversi problemi, come, ad esempio, fenomeni artrosici diffusi alla colonna vertebrale: questo porta le fibre nervose a non avere più lo spazio di prima, causando una compressione delle fibre e del midollo che, a sua volta, porta alla comparsa dei sintomi.

          Sintomi

          La stenosi spinale può interessare sia il tratto cervicale che il tratto lombare della colonna vertebrale. I sintomi più comuni sono sicuramente il dolore, il formicolio e intorpidimento degli arti superiori o inferiori, a seconda della localizzazione della stenosi. Altri sintomi, in particolare in caso di stenosi a livello lombare, possono essere la comparsa di crampi, rigidità della colonna, gonfiore ai piedi e alle caviglie, sensazione di debolezza alle gambe e difficoltà durante la deambulazione. Spesso, i pazienti che iniziano ad avvertire questi disagi sono costretti a fare molte soste quando camminano, infatti il dolore migliora con il riposo, scaricando la tensione a livello lombare.

          La compressione del midollo causa una sintomatologia che può essere confusa con la presenza di un'ernia del disco. Per distinguerle bisogna valutare come si sono presentati i sintomi, perché la stenosi vertebrale, a differenza dell’ernia, causa un dolore graduale che diventa cronico nel tempo.

          Fattori di rischio

          La forma più comune è la stenosi degenerativa. Solitamente colpisce le persone dopo i 60 anni di età, quando la colonna vertebrale inizia a deformarsi per l’invecchiamento: l'avanzare dell'età, la sedentarietà contribuiscono al sovraccarico della colonna vertebrale e al deterioramento delle articolazioni. Ci sono poi situazioni in cui la stenosi può essere congenita, dovuta ad una malformazione vertebrale presente dalla nascita, o post-traumatica, come in seguito ad una frattura vertebrale. In alcuni casi, può essere sintomo anche della presenza di una spondilolistesi (scivolamento in avanti di una vertebra rispetto alla sottostante) più raramente, invece, può succedere che sia una conseguenza di altri processi infiammatori come artrite reumatoide, problemi metabolici o tumori ossei.

          Diagnosi e chirurgia

          Molti sintomi associati alla stenosi vertebrale sono comuni anche ad altre patologie, quindi una corretta diagnosi è indispensabile. Oltre ad una visita ortopedica e/o neurologica è fondamentale eseguire ulteriori esami, come la radiografia, la risonanza magnetica ed, eventualmente, un'elettromiografia che serve a valutare la velocità di trasmissione degli impulsi nervosi e la funzionalità dei muscoli.

          Nelle situazioni più gravi, potrebbe essere necessaria un’operazione chirurgica. L’intervento chirurgico per la stenosi spinale sarà mirato ad allargare il canale spinale per decomprimere il midollo e migliorare sintomi come formicolio, debolezza e dolore. In altri casi, la chirurgia sceglierà la strada dell’asportazione di porzioni di vertebre, legamenti e dischi protrusi.

          La fisioterapia per la stenosi spinale o vertebrale

          La fisioterapia e l’osteopatia possono aiutare il paziente a ripristinare la flessibilità di collo, tronco, braccia e gambe, e tornare ad avere una buona qualità della vita.

          Una volta confermata la diagnosi, il medico potrà prescrivere un trattamento conservativo per i pazienti che hanno pochi sintomi, oppure un trattamento riabilitativo mirato in seguito all'intervento chirurgico. Grazie anche ad un’opportuna terapia farmacologica, attraverso la fisioterapia i pazienti possono arrivare a sentire meno dolore e quindi riprendere le normali attività di vita quotidiana compromesse dalla presenza dei sintomi, spesso molto invalidanti.

          Quando la stenosi colpisce la colonna lombare, gli esercizi di fisioterapia saranno indirizzati a migliorare la muscolatura addominale e, nello stesso tempo, l’allungamento muscolare, evitando accuratamente stress di iperestensione della colonna. In ogni caso, Il fisioterapista professionista insegnerà ai pazienti, attraverso esercizi mirati, la giusta postura preventiva per evitare di scatenare i sintomi, nonché degli esercizi che hanno lo scopo di facilitare i movimenti riducendo il carico sulla colonna vertebrale. Nelle fasi acute, quando il dolore è molto forte e non si può lavorare con gli esercizi di postura, è possibile utilizzare macchinari come la Tecarterapia e Laserterapia che hanno lo scopo di ridurre l'infiammazione dei tessuti, alleviando quindi il dolore e velocizzando i processi di guarigione.

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            pubalgia fisioterapia

            La pubalgia: cos’è, sintomi e cura

            Il dolore a livello inguinale o nell’interno coscia potrebbe significare pubalgia o sindrome retto-adduttoria. Questa patologia insorge spesso negli sportivi, calciatori, schermidori, tennisti, ballerini e in generale negli sportivi che svolgono un grande lavoro sulle gambe.

            Come insorge la pubalgia

            Lo sforzo eccessivo e costante di una determinata zona del corpo comporta dei microtraumi ripetuti. La pubalgia viene definita una delle patologie “da sovraccarico” in cui addominali, adduttori, ed altri muscoli che hanno inserzione a livello dell’osso pubico possono subire dei danni.

            Le cause possono essere sovraccarico muscolare conseguente a disfunzioni della postura, pregressi traumi a carico del bacino o del ginocchio, limitazioni articolari congenite e o degenerative, malattie a carico del piede, alterazioni della curva della colonna vertebrale, alterazioni della muscolatura dell’addome a seguito di interventi chirurgici

            È una patologia che comporta un dolore muscolo-tendineo e che si presenta con diversi gradi. Tende a diventare cronica quindi è importante rivolgersi subito a un medico in presenza dei primi sintomi.

            Quali sono i sintomi?

            La pubalgia si presenta come un dolore muscolo-tendineo nella zona pubico-inguinale, un dolore irradiato all’interno della coscia e un più raro dolore al fianco. I sintomi si avvertono soprattutto al mattino e tendono a diminuire con l’attività fisica che riscalda il muscolo. Proprio per questa sua natura, la percezione di “stare meglio” facendo attività fa cadere nell’errore di pensare che continuare a muoversi sia una buona idea quando invece è assolutamente necessario stare a riposo per non peggiorare la situazione.

            La patologia si presenta spesso improvvisamente e negli stati più avanzati comporta un dolore che costringe a fermare immediatamente qualunque attività.

            È altamente consigliato rivolgersi immediatamente a un medico al presentarsi dei primi sintomi di dolore a livello pubico-inguinale, per iniziare subito con la terapia. Dopo qualche domanda di anamnesi si procederà con l’esame obiettivo attraverso rapidi e semplici test muscolari. Per escludere altre patologie come quelle testicolari, contratture o strappi muscolari ed ernie, sarà possibile che il medico prescriva al paziente test di approfondimento, come ecografia, risonanza o radiografia del bacino.

            Non solo sportivi…

            Gli sportivi sono la prima categoria interessata dalla pubalgia, ma non l’unica. Questa condizione potrebbe presentarsi anche nelle donne alla fine del periodo di gestazione, in cui il bambino preme con il suo peso sui muscoli dell’addome mentre l’organismo della donna produce la relaxina, un ormone che serve a elasticizzare i muscoli del pube e favorire il parto.

            Non è grave anche se molto fastidioso, soprattutto perché si presenta in un corpo che già ha subito trasformazioni. Il bambino non è interessato dall’infiammazione e spesso la patologia sparisce completamente a seguito del parto senza complicanze né bisogno di trattamenti.

            Le possibili complicazioni della sindrome retto-adduttoria

            Il rischio più grande con la pubalgia è quello di andare incontro a una cronicizzazione del problema, con un dolore che può durare anche oltre le 12 settimane e rende più difficile il trattamento.

            Curare la pubalgia

            Ai primi sintomi, è consigliato interrompere ogni attività fisica che potrebbe aggravare l’infiammazione. Inizialmente i farmaci come antinfiammatori e antidolorifici possono aiutare a gestire il dolore, ma non curano la patologia. Occorrerà rivolgersi a un centro di fisioterapia che permetta di combattere l’infiammazione della zona attraverso la tecarterapia, la laserterapia e altre terapie strumentali come onde d'urto o ultrasuoni.

            Una volta gestita in questo modo la fase acuta, a fianco del fisioterapista si preparerà un programma di terapie manuali che possano favorire il ritorno alle attività quotidiane grazie a programmi di rinforzo muscolare, ginnastica posturale e propriocettiva. In particolare, la ginnastica propriocettiva permette di avere una migliore percezione dell’impatto del proprio corpo con il terreno e di rispondere adeguatamente ai microtraumi a cui il corpo viene sottoposto durante un’attività sportiva intensa. Pensiamo agli scatti, i salti, gli arresti improvvisi che chi pratica sport a livello agonistico subisce costantemente. Con questo tipo di ginnastica impariamo come ammorbidirne l’effetto sull’apparato muscolo-tendineo e prevenire il ritorno dell’infiammazione.

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              Artrosi cervicale sintomi e cura

              Artrosi cervicale: sintomi e cura

              L’artrosi cervicale è una patologia cronica degenerativa che colpisce le articolazioni del rachide cervicale. Questo significa che con il passare del tempo le varie componenti anatomiche del rachide e delle articolazioni ad esso correlate si modificano. Più nello specifico, la cartilagine viene sostituita con un nuovo tessuto osseo.

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              Colpo di frusta sintomi diagnosi e cura

              Colpo di frusta: sintomi, diagnosi e cura

              Il colpo di frusta è un tipo di trauma, spesso correlato agli incidenti stradali, che porta a cervicaglia post-traumatica. È causato da una distorsione del rachide cervicale, con conseguente dolore improvviso e difficoltà di movimento. Nella maggior parte dei casi il colpo di frusta è una condizione che passa con un po’ di tempo, se non ci sono stati effetti neurologici o discali sul paziente.

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              Spondilolistesi Cura con fisioterapia

              Spondilolistesi | Cura con la fisioterapia

              La spondilolistesi è una patologia a carico della colonna lombare o cervicale che si presenta con lo scivolamento anteriore di una vertebra rispetto alla vertebra superiore. Questo può avvenire a causa della rottura traumatica di uno o più istmi vertebrali o per natura congenita. Lo slittamento, di per sé spesso asintomatico, si presenta più di frequente nella zona lombare e precisamente nelle ultime vertebre (L3, L4, L5). In altri casi si trova nelle vertebre cervicali C3, C4, C5, C6.

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              Spina calcaneare Dolore al tallone

              Spina calcaneare | Dolore al tallone

              La spina calcaneare si presenta come un dolore sotto al tallone, di varia gravità, che nei casi peggiori porta i pazienti un’impossibilità di movimento.

              La spina calcaneare è una neoformazione dell’osso che crea uno sperone osseo nella parte posteriore o inferiore del calcagno. Il calcagno è una delle ossa del tarso, ovvero una delle parti dello scheletro del piede.

              Questa nuova formazione può presentarsi anche sotto le ginocchia, evento frequente come conseguenza del morbo di Osgood-Schlatter, o nel punto in cui si inserisce il legamento longitudinale del piede. Colpisce una persona su quattro e viene spesso associata alla fascite plantare o al tendine d’Achille.

              Spina Calcaneare: sintomi

              Il dolore si presenta gradualmente come un fastidio al tallone, che accresce nel tempo fino a diventare insopportabile. Il paziente non riporta motivazioni particolari, come traumi o stress, che potrebbero averne causato l’insorgenza. Si sveglia la mattina, mette il piede in terra e avverte un dolore o una fitta appena posa il peso sul calcagno. Nei primi stadi della malattia, questa sensazione passa durante la giornata, ma il sollievo migliore lo si prova quando si torna a letto in posizione di riposo.

              Spina calcaneare: cause

              Stress, calzature sbagliate, scarpe con il tacco, ma anche sport intensi o attività lavorative che costringono a stare in piedi molte ore. Una delle cause più frequenti di spina calcaneare è la postura che porta all’accorciamento dei muscoli plantari e del polpaccio. Il presentarsi della spina calcaneare è anche legato a cause legamentose, in cui il legamento longitudinale del piede si irrigidisce e si accorcia.

              Spina calcaneare: diagnosi

              La spina calcaneare viene diagnosticata tramite una radiografia del piede. Il medico vorrà probabilmente verificare che non ci siano condizioni associate alla spina calcaneare come infiammazione del tendine d’Achille o fascite plantare, attraverso anamnesi ed esame obiettivo.

              La spina calcaneare potrà essere inferiore, sulla pianta del piede, o posteriore, al livello del tendine d’Achille. Quest’ultima  puó essere visibile ad occhio nudo.

              Spina calcaneare: cura

              Dopo la diagnosi, possiamo combattere la fase acuta del dolore in molti modi, per cominciare cambiando abitudini e facendo molta attenzione alla postura e al modo in cui si cammina. Aiuta smettere di usare scarpe ben ammortizzate e indossare un plantare apposito per questa condizione che permette di modificare il peso sul tallone. Sono bandite le scarpe con il tacco e le scarpe consumate in vari punti della suola, che possono aver portato a una postura scorretta durante la deambulazione. Con le applicazioni di ghiaccio sulla zona è possibile combattere il dolore, 3 o 4 volte al giorno per non più di 15 minuti, così come un massaggio sull’area con della pomata tipo arnica (mettendone una dose generosa e coprendo il tallone con un po’ di pellicola per i cibi, l'effetto sarà più importante). Anche il magnesio e i fermenti lattici aiutano a far diminuire l’infiammazione della spina calcaneare in maniera naturale.

              È raro che si arrivi all’intervento chirurgico. La spina calcaneare in generale si può curare con interventi non invasivi, a meno che non siamo in presenza di problemi seri ai legamenti o alle articolazioni, che gravano molto sulle strutture del piede.

              La fisioterapia per la spina calcaneare

              La fisioterapia contro la spina calcaneare è in grado di migliorare il dolore e i sintomi fino alla loro scomparsa. Per la riduzione del dolore, il centro di fisioterapia DS Cares propone spesso un insieme di terapie manuali e strumentali. La mobilizzazione articolare e il rilasciamento delle catene fasciali possono dare un sollievo immediato. Così come le onde d’urto, la tecarterapia e il laser ad alta potenza.

              Come abbiamo visto, un’attenzione particolare va data al trattamento riabilitativo posturale. La spina calcaneare è infatti una problematica dovuta al sovraccarico sul piede che può essere modificato. La rieducazione posturale è il trattamento più indicato di fisioterapia per la spina calcaneare e aiuta a migliorare gli appoggi e a limitare il carico sul piede dolorante.

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                Epitrocleite Sintomi e cura

                Epitrocleite | Sintomi e cura

                L’epitrocleite, chiamato Gomito del golfista, è un’infiammazione dolorosa dell’epitroclea, un distretto anatomico che si trova all’altezza del gomito. È facile individuare il punto del dolore palpando la zona interna del gomito piegato a 90 gradi, e girando il palmo della mano verso l’alto.

                Nel suo stadio avanzato, l’epitrocleite porta a difficoltà invalidanti dei movimenti di tutti i giorni, come girare la maniglia di una porta o stringere la mano.

                Epitrocleite cause

                È sì una malattia che colpisce chi pratica golf a livello professionistico, ma non solo. Interessa anche chi svolge lavori con movimenti ripetitivi a carico dell’epitroclea, come i muratori ad esempio. Ma anche chi lavora al computer tutto il giorno e soprattutto con il mouse. Pensate che in una sola giornata chi lavora al pc, fa centinaia di click. Questo significa molti micromovimenti, tutti uguali, nell’arco di 8 ore. Se avete già sofferto di epitrocleite o pensate di essere a rischio, l’acquisto di un mouse ergonomico può aiutare per evitare altri problemi.

                L’uso intensivo di ogni parte del nostro corpo può causare problemi a lungo termine. Tra le cause dell’epitrocleite ci sono anche altre patologie correlate a carico del rachide cervicale, per questo l’approccio alla cura deve avvenire su più fronti.

                Epitrocleite sintomi

                Questo tipo di dolore al gomito si riconosce alla palpazione della zona in cui si trova l’epitroclea. Flettendo il gomito come abbiamo spiegato poco fa, si può sentire il dolore al livello della piega del gomito nel lato interno. Il dolore può presentarsi anche nei muscoli epitrocleari, e si avverte soprattutto nelle ultime dita quando flettiamo il polso.

                Epitrocleite: come si cura?

                Nella fase acuta, dopo aver consultato il medico, si possono somministrare antifiammatori per via orale. Anche impacchi di creme antinfiammatorie come Voltaren o rimedi naturali come Arnica, possono aiutare con il dolore. Applicando una generosa quantità di crema sul punto e massaggiandola brevemente, si può aumentare la sua penetrazione ed efficacia ricoprendo l’area con della pellicola trasparente, e lasciandola per tutta la notte.

                Anche gli impacchi di ghiaccio possono aiutare a combattere l’infiammazione e il dolore, basta applicarlo avvolto in un tessuto e tenerlo sulla zona per non più di 15 minuti.

                Oltre all’astensione da qualunque attività abbia causato l’infiammazione, che sia sport o lavoro, potrebbe anche essere necessario portare un tutore da posizionare subito al di sotto della zona dolente. In questo modo riusciremo ad evitare completamente il sovraccarico della zona.

                La chirurgia per l’epitrocleite

                Dopo aver effettuato le prime cure e un tentativo con la fisioterapia (in situazioni gravi possono anche servire 20-30 sedute), se il problema persiste potrebbe essere necessario l’intervento chirurgico. L’intervento sarà deciso in base alla condizione del paziente e lavorerà sui tendini interessati.

                La fisioterapia per l’Epitrocleite

                Nel caso in cui il dolore non passi o ci trovassimo a uno stadio dell’infiammazione avanzato, la giusta strada da intraprendere è la fisioterapia per l’epitrocleite. DS Cares Eur Torrino Mezzocammino consiglia terapia strumentale e terapia manuale per combattere il dolore e per eliminare l’infiammazione. I nostri professionisti studieranno da principio l’area per valutare quale parte è la più dolorosa e quale movimento si presenta più difficoltoso. Inoltre, sarà importante verificare la presenza di patologie correlate, come problemi alla cervicale.

                Tra le terapie strumentali più indicate nella riabilitazione epitrocleite c'è l'Hilterapia, che colpisce il muscolo infiammato e i tendini nella zona epitrocleare e con poche sedute risolve il problema. Tecarterapia e ultrasuoni sono altre due tecniche che possono aiutare a decontrarre la zona.

                Tra le terapie manuali di fisioterapia per l’epitrocleite c’è sicuramente il massaggio dei muscoli colpiti, attraverso una mobilizzazione del polso e del del gomito. Vengono poi utilizzate differenti tecniche in base alla condizione del paziente: lo stretching che con l’allungamento corretto permette di rilassare i muscoli e i tendini contratti; i Trigger Point, manuali o con strumenti, che permettono di sciogliere i punti di di tensione;  e il Kinesio Taping che aiuta a ridurre la congestione. Tutte le terapie manuali avvengono quando il dolore è sotto controllo e sono finalizzate a insegnare al paziente gli esercizi corretti da ripetere a casa per evitare recidive.

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                  Piede Pronato o Piede Valgo

                  Piede Pronato o Piede Valgo

                  Il piede pronato o piede valgo è una condizione patologica del piede in cui l’appoggio a terra del calcagno è spostato in fuori, l’arco plantare è più basso del normale (piede piatto) e la parte anteriore del piede tende all’esterno. Chi ha il piede pronato non spinge correttamente con il polpaccio e ha un contatto con il suolo alterato.

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                  Torcicollo rimedi e cosa non fare

                  Torcicollo: cause e rimedi

                  Il torcicollo fa parte delle cosiddette cervicaglie acute, caratterizzate da una inclinazione del capo verso la spalla, involontaria, irriducibile e permanente. Il collo è improvvisamente bloccato e non riesce più a ruotarsi o flettersi senza causare dolore nel paziente.

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