Trocanterite | Dolore alla coscia, cos’è?

La trocanterite o borsite trocanterica è un’infiammazione all’anca che si manifesta con un dolore nella parte laterale della coscia. Quindi cosa significa quando andiamo dal medico per un dolore alla coscia e la diagnosi è trocanterite?

Trocanterite | Dolore alla coscia, cos’è?

Maggio 6, 2022 0
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Cos’è la trocanterite?

La troncaterite, chiamata anche borsite trocanterica o sindrome dolorosa del gran troncatere, è una patologia infiammatoria dolorosa che interessa la borsa sinoviale che si trova sul grande troncatere del femore.

Prima di procedere nel descrivere le peculiarità della trocanterite è necessario un breve ripasso di anatomia.

Il grande trocantere è una prominenza ossea laterale (lato esterno) dell’estremità prossimale (la più vicina al centro del corpo) del femore. Il femore è l’osso più lungo del nostro corpo ed è collegato al bacino, con il quale forma l’articolazione dell’anca.

Il grande trocantere si trova sul collo del femore e ha la funzione di permettere l’intersecazione dei tendini iniziali o terminali di alcuni importanti muscoli della coscia e dell’anca. Sul grande trocantere è situata una borsa sinoviale, ossia una sacca contenente liquido sinoviale, con la funzione di cuscinetto verso attriti e sfregamenti, preservando così i legamenti, i tendini e i tessuti intersecati nel grande trocantere.

Per diversi fattori, talvolta la borsa sinoviale può subire dei processi infiammatori, generando i sintomi tipici della trocanterite.

Quali sono le cause della trocanterite?

La trocanterite è una condizione piuttosto comune, specialmente nelle persone di mezza età e anziane e nelle persone che praticano molta attività fisica e sport come la camminata, la corsa e il ciclismo. Tra i fattori di rischio che espongono maggiormente al pericolo di sviluppare questa tipologia di borsite troviamo l’assunzione di posture scorrette, essere affetti da scoliosi, dismetria degli arti inferiori, artrite reumatoide, atrofia dei muscoli dell’anca, o, ancora, esser stati vittime di cadute, urti e contusioni che abbiano interessato l’’anca.

Se quelli appena citati sono da considerarsi come fattori che espongono maggiormente al rischio di contrarre la trocanterite, le cause di tale infiammazione sono da ricondursi principalmente a sforzi eccessivi, urti e traumi. Degli esempi piuttosto comuni riguardano le cadute su un fianco, specialmente quelle che interessano l’anca, gli urti accidentali, le contusioni, lo stare sdraiati su un fianco a contatto con una superficie rigida per un periodo prolungato.

Tali condizioni spesso diventano la causa di uno sfregamento anomalo tra i tendini che si inseriscono nel gran trocantere e la sovrastante borsa sinoviale, la quale subisce come conseguenza un processo infiammatorio.

Quali sono i sintomi della trocanterite?

La trocanterite causa solitamente dei sintomi caratteristici e inconfondibili, nonostante talvolta chi ne è colpito non sia consapevole di esserne affetto, confondendola con un generico dolore alla coscia.

Il dolore alla coscia è solitamente localizzato nella zona laterale, in una zona di 10/15 cm al massimo, e rappresenta sicuramente il primo campanello dall’allarme. Spesso si può anche irradiare a glutei, esterno coscia e ginocchio. Talvolta tale dolore ha delle conseguenze sul normale atteggiamento posturale e andamento del paziente, che potrebbe cominciare a camminare diversamente, caricando meno peso sulla gamba dolorante.

Queste difficoltà si presentano soprattutto nel salire e scendere le scale, o nella rotazione dell’anca, e spesso con fitte e dolori improvvisi mentre si svolgono le più semplici attività. In alcuni casi sulla zona è presenta un edema o un gonfiore.

Il gonfiore, in particolare dell’anca, è sicuramente il secondo campanello dell’arme ed è causato dall’aumento di volume della borsa sinoviale, che si riempie di liquido una volta infiammata. Al gonfiore si possono accompagnare un senso di rigidità articolare e indolenzimento, una sensazione di calore e arrossamento dell’anca, come conseguenza dei processi infiammatori in atto.

Come essere certi di avere la trocanterite?

Nel caso in cui si avvertano i sintomi di cui sopra da almeno un paio di settimane, è possibile rivolgersi al medico specialista per una visita accurata. Dopo un esame obiettivo e un’accurata anamnesi, volte ad escludere sintomi legati ad altre patologie e ad appurare che ci siano i fattori di rischio o eventuali episodi traumatici, è possibile procedere con i test di imaging.

Durante la prima fase il medico verificherà, ad esempio, se si siano verificati traumi o microtraumi ripetuti (nel caso degli sportivi), sovraccarico dei tendini dell’anca, squilibri muscolari come disturbi deambulatori, se sia presente un arto più corto dell’altro, o l’artrite reumatoide. Valuterà altresì lo stile di vita del paziente, come la sedentarietà, la presenza di obesità, nonché eventuali problemi di varia natura al ginocchio.

I test di imaging utilizzati per confermare la diagnosi di trocanterite consistono pirncipalmente nell’ecografia specifica, per verificare la situazione delle borse sinoviali, tra liquidi e strutture muscolari, e nella risonanza magnetica. In rari casi, alcuni specialisti potrebbero prescrivere l’esame rx, volto ad escludere la presenza di eventuali altre problematiche al femore.

La cura della borsite trocanterica

La prima azione che può essere adottata contro la trocanterite è l’assunzione di antinfiammatori per placare il dolore iniziale. Ricordiamoci sempre però che questo non rappresenta una cura della causa all’origine della patologia, ma solo del sintomo.

Se dopo una/due settimane il dolore dovesse persistere, è sicuramente consigliato rivolgersi a uno specialista. Il paziente che soffre di questo dolore persistente deve infatti trattare la borsite trocanterica attraverso la fisioterapia il prima possibile, per evitare che il problema diventi cronico ed esageratamente limitante.

Tra i rimedi naturali che possiamo utilizzare per tenere sotto controllo i disagi, c’è sicuramente l’applicazione di ghiaccio sulla zona dolorante, non più di 15 minuti ad applicazione, per evitare che l’azione del ghiaccio finisca con l’essere controproducente, se l’esposizione dura troppo a lungo.

Applicare una crema antinfiammatoria senza l’aiuto delle terapie strumentali di fisioterapia non dà la sicurezza del completo assorbimento dei principi attivi, ma il paziente può utilizzare un piccolo trucco: stendere la crema o il gel, lasciandone una certa quantità sulla superficie, e ricoprire la zona con la pellicola da cibo. In questo modo i pori si apriranno meglio e la crema penetrerà un po’ più in profondità, aumentandone l’effetto.

Trocanterite fisioterapia: quali sono i rimedi?

Iniziare con la fisioterapia in caso di trocanterite, risulta essere il rimedio più utile ed efficace per combattere il dolore, e sicuramente il più consigliato da DS Cares Eur Torrino Mezzocammino. I trattamenti possono essere molteplici, e dipendono dal tempo che è passato dall’inizio dell’infiammazione e dalle cause che l’hanno scatenata.

Se preso immediatamente, con una terapia manuale di linfodrenaggio e massaggi decontratturanti possiamo agevolare il riassorbimento dell’edema. Con la tecarterapia, invece è possibile ridurre l’infiammazione e il gonfiore. In tal caso, il problema può risolversi piuttosto rapidamente, con un ritorno veloce alla vita normale.

In presenza invece di una cronicizzazione della borsite trocanterica, tutt’altro che rara, ottimi risultati si ottengono con le onde d’urto e il laser ad alta potenza.

DS Cares Eur Torrino Mezzocammino si occupa, in collaborazione con il paziente, di intraprendere un percorso in cui si svolgono esercizi utili a recuperare forza e mobilità dopo la fase acuta di borsite trocanterica. Gli esercizi servono per lavorare sulla parte muscolare della zona, che viene rafforzata, per favorire un appoggio stabile all’anca. Questa riabilitazione “finale” va eseguita con costanza dal paziente per almeno un mese, sotto il controllo settimanale del fisioterapista che valuterà, gradualmente, l’efficacia degli interventi messi in atto.

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